Il 2 giugno la Repubblica italiana compie 80 anni: un traguardo che, spiega Michele Ainis, si fonda sui valori racchiusi nella nostra bella Costituzione.
Professor Ainis, il 2 giugno la nostra Repubblica compirà 80 anni, come sta di salute?
Benissimo no, ha un po’ di acciacchi, la sorregge ancora la Costituzione. Il 2 giugno non è solo l’anniversario della vittoria della Repubblica sulla monarchia, ma anche dell’elezione dell’Assemblea costituente. Il mio maestro Martines, che era un gentiluomo siciliano di altri tempi, diceva che la Costituzione è come una vecchia signora alla quale qualche ruga non toglie ma aggiunge fascino. Perché la vetustas, la ricchezza degli anni, è una virtù delle leggi e della più importante delle leggi che è la nostra Costituzione.
Quando una legge viene approvata è quasi sempre oggetto di interpretazioni plurime, talvolta contrastanti, perché è fatta di parole e le parole possono essere ambigue. Se resiste – che non è frequente in Italia dove c’è la nevrosi di cambiare le leggi il giorno dopo – si assesta e la sua interpretazione diventa più chiara, inequivoca. Questa qualità è ancora maggiore per le Costituzioni. Non a caso la Costituzione più prestigiosa del mondo è quella degli Stati Uniti, che è anche la più antica. Questo è un sintomo di maggiore autorevolezza delle Carte, perché consente di attraversare le diverse stagioni della storia senza modificare la loro essenza.
In Italia il 2 giugno 1946 c’erano 28 milioni di elettori, votarono 25 milioni, l’89%, e per la prima volta anche le donne. Oggi alle urne va la metà degli elettori. Che considerazioni fa lei su questa disaffezione al voto?
Il voto delle donne non fu solo una conquista di civiltà, rappresentò la spinta decisiva alla vittoria della Repubblica. Le cause per cui oggi il diritto di voto appare appassito ritengo siano tre. La prima: la diserzione alle urne è collegata alla crisi – anzi direi alla scomparsa – dei partiti politici, che prima avevano milioni di iscritti e oggi hanno le sedi vuote, quando sono ancora aperte. Questo fenomeno è il frutto amaro della disintermediazione, la crisi del rapporto diretto del cittadino con la politica e gli apparati che gestiscono i suoi interessi. La seconda causa è il retaggio culturale che frena la politica rispetto ai cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni. Noi oggi compriamo beni su Amazon, muoviamo il denaro con l’home banking, teniamo riunioni e anche corsi universitari online, siamo dentro un mondo digitale, ma non possiamo ancora votare da remoto. Il terzo motivo va ricercato nei diversi sistemi elettorali. Nei primi decenni del dopoguerra si votava con una legge proporzionale e i cittadini avevano l’effettivo potere, anche attraverso le preferenze, di scegliere i loro rappresentanti. Oggi invece, da vent’anni e più, abbiamo delle leggi elettorali maggioritarie che frodano i cittadini di questo diritto con le liste bloccate e le pluricandidature. Oggi diventi parlamentare perché il capo del tuo partito, dopo che i partiti sono diventati partiti personali, decide di farti andare alla Camera o al Senato. Questo ha creato disamore, disincanto, disaffezione. Tre malattie che sarebbero curabili se la politica tornasse a occuparsi del bene comune per riconquistare la dignità e la fiducia dei cittadini.
Torniamo alla Costituzione. Qualcuno dice che è la più bella del mondo. È d’accordo?
Non saprei dire qual è la Costituzione più bella del mondo. Certamente la nostra è una bella Costituzione. In primo luogo, perché i costituenti erano uomini di una pasta superiore. In un’Italia che soffriva la piaga dell’analfabetismo ci furono dei dibattiti tra quei 556 costituenti, tra cui per la prima volta c’erano 21 madri costituenti, di una qualità culturale molto elevata. Basti pensare al concetto che le arti e le scienze sono libere, che fu introdotto da due illustri personaggi che si chiamavano Concetto Marchesi e Aldo Moro. Moro, allora 29enne, aveva l’abilità del sarto, sapeva cucire posizioni divergenti e trovare soluzioni mediane attraverso l’uso molto accorto delle parole. Che si sono dimostrate parole capaci di resistere all’usura del tempo. Pensi che almeno un quarto del tempo speso dai costituenti nei loro dibattiti fu dedicato a riflettere sulle parole, su quali avessero la dignità di entrare nel testo. Molte soluzioni vennero scartate per non impoverire la Carta, e questa è stata una grande virtù.
Gli italiani e soprattutto i giovani dimostrano un sorprendente attaccamento alla nostra Costituzione. L’abbiamo visto anche con la grande partecipazione e la netta vittoria del no al referendum sulla giustizia. Lei come se lo spiega?
Mancando ormai punti di riferimento e ideali solidi, la Costituzione supplisce alla crisi dei partiti e della politica, così come la Chiesa. Può sembrare un fenomeno conservatore, ma dipende da cosa vuoi conservare: chi non vorrebbe conservare la propria mamma in buona salute? Per quanto riguarda i giovani, sicuramente ha giocato il quadro internazionale con le guerre, le follie che vediamo negli Usa, la crisi delle libertà, il neo-autoritarismo di un governo italiano un po’ troppo solidale con Trump, che è l’uomo più detestato del pianeta. La riforma sulla giustizia, poi, è stata percepita come una riforma illiberale per tagliare le unghie al contropotere incarnato dalla magistratura.
C’è chi sostiene che la Costituzione sarebbe ancora oggi il migliore programma politico, se solo fosse applicata. In quanta e quale parte secondo lei non lo è ancora?
Alcune norme, nella prima parte, dove sono enunciati i principi di libertà, eguaglianza, solidarietà, difficilmente potranno essere completamente attuate, perché si determineranno sempre nuove situazioni di illibertà o nuove disuguaglianze, e nessuna società sarà mai del tutto libera e uguale.
La Costituzione ci indica uno scopo, degli obiettivi, una meta e ci sprona a sottoporci alla fatica di Sisifo per raggiungerli. Che poi è un emblema della condizione umana. Oggi purtroppo ci si è stancati di sopportare la fatica di Sisifo e ci si abbandona a una realtà in cui le diseguaglianze, invece di ridursi, aumentano. Dai dati Istat emerge una frattura che si allarga sempre più tra la gran parte della popolazione che fatica ad arrivare a fine mese e una minoranza di ricchi e super ricchi, e questa è sicuramente un’offesa al dettato costituzionale. E sulle libertà siamo oppressi da decreti sicurezza che ci arrivano sul collo una o due volte l’anno e da varie altre restrizioni. Si inventano nuovi reati invece di potenziare la prevenzione e le forze di polizia. Ma se libertà e uguaglianza non se la passano troppo bene, non è colpa o un difetto della Costituzione, bensì dei governi, della politica che dovrebbe attuarla
Chi è Michele Ainis
Michele Ainis, siciliano trapiantato nella Capitale, 71 anni, professore emerito di Istituzioni e diritto pubblico all’Università Roma Tre, allievo a Messina di Temistocle Martines – uno dei più noti giuristi e costituzionalisti italiani, assieme al quale ha scritto il “Dizionario costituzionale” – è autore di innumerevoli saggi, ma anche affermato romanziere con i suoi “gialli dell’anima” che giocano sul concetto del “doppio” e delle identità perdute (l’ultimo, “Controtempo”, da poco pubblicato da La nave di Teseo).
Le celebrazioni per l’Anniversario della Repubblica italiana
Le celebrazioni per l’80° anniversario della Repubblica italiana prevedono un fitto calendario di eventi istituzionali, culturali e popolari che coinvolgeranno l’intero territorio nazionale, con focus particolari sul referendum, la nascita dell’Assemblea costituente e il primo voto alle donne. Tutte le iniziative saranno contrassegnate da un logo con l’immagine stilizzata della Camera dei deputati inscritta nel numero 80.
2 giugno, Festa della Repubblica. Oltre alla tradizionale parata militare lungo via dei Fori Imperiali a Roma, è prevista una vera e propria festa di piazza davanti al palazzo del Quirinale, alla sera, in sostituzione del classico ricevimento nei giardini. Tra le iniziative periferiche, da segnalare “La Repubblica dai Campirossi” a Casa Cervi, a Gattatico di Reggio Emilia.
25 giugno. L’anniversario del giorno in cui nel 1946 si svolse nell’Aula di Montecitorio la prima seduta della Costituente, sarà il clou delle celebrazioni istituzionali. Alla Camera si terrà una cerimonia solenne con l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; seguirà il concerto dell’orchestra e del coro del Teatro dell’Opera di Roma.
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