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“Sostenere i consumi delle famiglie”

"Sostenere i consumi
delle famiglie"

L'allarme di Vincenzo Tasssinari, presidente di Coop Italia: "Con l'aumento del costo delle materie prime c'è un rischio di aumento dell'inflazione. Siamo pronti a fare la nostra parte per aiutare i consumatori, ma serve un piano straordinario da parte del governo"

"L’urgenza oggi è quella di sostenere i consumi e di aiutare le famiglie. Questa deve diventare una priorità per tutte le imprese della filiera. Ma deve essere una priorità anche per la politica e per il governo. Serve un intervento sistematico: bisogna farlo presto e con misure adeguate, perché la prospettiva per il 2011 è decisamente complicata". A lanciare il monito è Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. "Abbiamo davanti mesi in cui, agli scenari di crisi economico-finanziaria più che mai incombenti e con una disoccupazione che non accenna a diminuire, si aggiunge l’impennata dei prezzi delle materie prime. È un fenomeno mondiale che riguarda tanto il petrolio quanto molti prodotti alimentari. Questi aumenti, come avevamo paventato già nello scorso settembre, stanno producendo richieste che rischiano di portare a una inflazione alimentare del 4-5%. Così rischia di esserci un effetto a catena".

Allarme materie prime
Per capire a cosa Tassinari faccia riferimento bastano alcune cifre relative alle quotazioni di fine anno per alcune materie prime (rispetto alle quotazioni di metà 2010): grano tenero +78%, mais +47%, soia +44%, zucchero +35%, caffè +50%, latte +30%. E in più c’è il petrolio, arrivato più volte a sfiorare la soglia dei 100 dollari al barile (nel 2010 i 34 paesi più sviluppati hanno pagato 200 miliardi di dollari in più di bolletta petrolifera sul 2009), il cui andamento condiziona comunque tutto il resto. Uscendo dall’alimentare si può citare anche il cotone, il cui prezzo è salito del 136% in 12 mesi. L’unica differenza positiva rispetto al picco massimo dei prezzi delle materie prime (raggiunto nel 2008 proprio alla vigilia dell’esplosione della crisi) è che le scorte cerealicole ora sono superiori del 20% rispetto ad allora e dunque consentono qualche margine di manovra in più.
Altrettanto chiaro è che si tratta di trend mondiali, rispetto ai quali, il nostro paese può poco e nulla. Pesano fattori climatici (cattivi raccolti in Russia, Canada, Australia e Pakistan), c’è la speculazione finanziaria e pesa comunque il fatto che India e soprattutto Cina hanno bisogno di sostenere le loro lanciatissime economie. E per questo sono pronte a pagare prezzi che a noi risultano indigesti. Così, per la povera e vecchia Europa, schiacciata tra bilanci pubblici pieni di debiti e con una economia che non riesce a ripartire, la prospettiva è quella di essere sempre più marginale nello scenario mondiale.

Rischio aumenti del 4-5%
Discorsi complessi, che porterebbero ancor più lontano. Noi però ritorniamo alle nostre famiglie e al problema dei consumi. Già i dati di fine 2010 segnalano una inflazione che, in Italia, è quasi raddoppiata sul 2009 (dallo 0,8 all’1,5%), mentre l’Istat ci dice pure che nel terzo trimestre 2010 il reddito delle famiglie è calato dello 0,5%, mentre dell’1,2% è diminuito il potere d’acquisto. Cala anche la propensione al risparmio, segno che si tira la cinghia e ci si adatta a una situazione piena di incertezze.
Confcommercio ha diffuso altri dati che indicano un calo di consumi annui del 2,1%, che di fatto ha riportato il paese a livelli del 1999.
"Pur in un contesto estremamente difficile, come Coop abbiamo chiuso il 2010 con un dato di crescita delle vendite dell’1,6% che è migliore del resto del mercato della grande distribuzione, fermo a un -0,1%. Il nostro risultato conferma come l’aver messo la convenienza al centro della nostra strategia sia stato apprezzato dai consumatori. Siamo determinati a continuare su questa strada, per consentire alle famiglie di non sentirsi sole davanti alle difficoltà. Come Coop siamo abituati a dare risposte concrete e a intervenire prima di chiedere. Così faremo anche nel 2011, coerentemente con il nostro essere cooperativo".

Coop per la convenienza
Ma qui Tassinari ritorna al punto di partenza. E cioè lo sforzo dei singoli, pur fondamentale, ha bisogno anche di altro. Serve cioè una concertazione tra più soggetti per non scaricare i problemi sui più deboli. "La previsione di consumi stagnanti per il 2011 – continua il presidente di Coop Italia – risentirà negativamente degli aumenti di prezzo annunciati. Ci sarà così una flessione della domanda specie nelle fasce con reddito più basso. L’aumento di prodotti come farina, latte, zucchero, caffè mette a rischio l’equilibrio di milioni di famiglie già in forte difficoltà economica. Per uscire da questa spirale è necessaria una politica di rilancio dei consumi che coinvolga responsabilmente tutti gli attori della filiera. Come Coop siamo e saremo impegnati nel contenimento di ogni aumento ingiustificato e nel sostegno di un’offerta attenta alla tutela del potere d’acquisto. Ma anche il governo chiediamo faccia la sua parte come il sistema delle grandi imprese industriali e della distribuzione moderna deve fare la sua parte".

Il Governo intervenga
Proprio il sistema dell’industria di marca e della grande distribuzione (riunito nella associazione Indicod-Ecr ndr) ha presentato al ministro dell’Economia Giulio Tremonti, proposte che chiedono l’introduzione di un sostegno economico mensile alle famiglie bisognose (di almeno 100 euro). Parliamo di una platea che, a seconda dei criteri adottati, va da 1 milione e mezzo a 4 milioni di famiglie. Una sorta di family card, insomma, che vedrebbe poi un ulteriore sconto del 5% sui prodotti acquistati da parte delle catene di distribuzione.
"Come Coop – spiega Tassinari – riteniamo si tratti di una proposta importante su cui ragionare. Il tema del rilancio dei consumi è fondamentale per tanta parte dell’economia italiana. Quel che poi sollecitiamo è anche una politica agro-alimentare con forti elementi di cambiamento a livello Europeo e nazionale. Occorre ripianificare le nostre produzioni di materie prime cercando di tenerle al riparo da speculazioni finanziarie inaccettabili; ma anche tenendo conto del nuovo quadro globale fortemente condizionato dal boom della domanda in paesi come Cina, India e Brasile. In sostanza, il tanto conclamato "made in Italy" ha una grandissima occasione di affermarsi nei fatti: lo si può fare, ripeto, ripianificando la nostra produzione di qualità agro-alimentare italiana. Il recente scandalo dei prodotti tedeschi contaminati dalla diossina ci dice quanto la tutela della qualità dei nostri prodotti, unita a un sistema di controlli rigoroso, possa essere un’arma vincente sui mercati internazionali. Il tutto deve avvenire nell’interesse degli agricoltori e dei consumatori italiani. Sarebbe una bella risposta finalmente da «sistema Paese»". 

 



Dario Guidi

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