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S.O.S. consumi

SOS consumi

Le previsioni sul 2012 dopo il varo della manovra economica. Si stima un calo dei consumi del 2% mentre i prezzi delle materie prime aumentano del 6/7%. "Coop si batterà per contenere i prezzi, ma serve un accordo di sistema tra industrie, distributori e governo". Liberalizzazioni sempre più urgenti

“Speriamo davvero che la manovra varata dal governo Monti abbia messo al riparo i conti dello Stato. Per questo la giudichiamo comunque un passaggio necessario e non rinviabile, ma il dato a cui ci troviamo ora di fronte, è davvero pesante. Le ultime valutazioni degli istituti di ricerca economica stimano un carico di 2.700 euro a famiglia. Di conseguenza c’è una emergenza sul fronte consumi che è drammatica. Ci sono milioni di famiglie in forte difficoltà che vanno aiutate e sostenute, questa deve diventare una priorità a cui non si sta prestando la dovuta attenzione. Dopo un Natale difficile, le nostre previsioni sul 2012 stimano un calo dei consumi intorno al 2%, con un impatto più forte sul settore dei non alimentari che nel 2011 ha perso oltre il 7%. Ci sono nodi da affrontare con urgenza per evitare situazioni e rischi ancor più pesanti. Speriamo davvero che l’annunciata fase 2 nell’attività del governo, quella legata a crescita e sviluppo, parta presto e sia incisiva”.
Il commento è di Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia. Dal suo osservatorio, cioè quello della catena di distribuzione più grande d’Italia, di cui sono soci oltre 7 milioni di persone, i dati recenti si incrociano con le stime sui prossimi mesi. “Il punto critico da evitare assolutamente, per gli effetti potenzialmente disastrosi che potrebbe avere, – spiega Tassinari – è quello di sommare la crescita dell’inflazione e l’annunciato aumento dell’Iva. Già ora abbiamo una previsione di aumento dell’inflazione del 4-5%. Basta pensare ai continui aumenti delle materie prime che si susseguono senza che nessuno ponga freni. Sul mercato mondiale abbiamo prezzi record per il grano duro che ha raggiunto i 29 euro al quintale, per il mais che è arrivato a 19 euro con pesanti ripercussioni su prodotti di prima necessità quali pane, pasta, latte, carni. E in più c’è il petrolio tornato sopra i 103 dollari al barile. È evidente che è già in arrivo una ondata di richiesta di aumenti che rischia di essere del 6/7%. Se poi si aggiungono due punti in più di Iva previsti dalla manovra del governo, la miscela diventa esplosiva. Per questo noi diciamo che almeno su una delle due variabili occorre operare. Il rischio di un colpo duro per famiglie e imprese è molto alto”.
Tassinari rimarca come le buone pratiche del sistema Coop, cioè di non scaricare sui consumatori parte dell’inflazione, non potranno bastare. “Anche nel 2011 i nostri prezzi sono rimasti due punti più bassi rispetto agli aumenti praticati dall’industria. Ciò significa che, come imprese distributive, abbiamo ridotto i margini nell’interesse delle famiglie. Anche nel 2012 opereremo in questa direzione, ma la nostra buona volontà non può bastare: occorre una manovra complessiva, che nasca da un confronto tra il sistema di imprese, i produttori e il governo. I costi energetici e i trasporti segnano, già oggi, un più 8%. Lo ripeto, su questi livelli di aumento non c’è modo di saltarci fuori. Il nostro impegno a calmierare c’è tutto ma la situazione è pesante anche perché dietro l’angolo (la manovra del governo la fissa a settembre ndr) c’è l’aumento di altri due punti dell’Iva. Ma chiederemo al governo di fare il possibile per evitarlo”.
Alla riflessione sul binomio inflazione e tassazione, Tassinari fa seguire un’analisi sugli altri fronti più rilevanti nell’agenda del governo. “Da anni come Coop ci battiamo e chiediamo che i processi di liberalizzazione della nostra economia siano portati avanti nell’interesse dei consumatori. Dal governo Monti ci aspettiamo si passi dagli annunci ai fatti concreti, a cominciare dal tema farmaci e carburanti. Ormai non ci sono più alibi per nessuno. O si lavora per tenere i soldi nelle tasche dei consumatori oppure si difendono rendite di posizione fuori dal tempo. Il decreto varato il 20 gennaio è un punto di partenza importante.Sui farmaci abbiamo dimostrato la nostra volontà di impegnarci e investire: il risultato della liberalizzazione seppur parziale, varata nel 2006 (cioè relativa ai soli farmaci da banco ndr) è che i prezzi di questo segmento si sono ridotti e, solo nei corner Coop Salute, 13 milioni di euro sono stati risparmiati dalle famiglie. Tengo a sottolineare, rispetto a chi sostiene con una strumentalizzazione smaccata, che ciò sia un regalo alle “Coop rosse”, che la quota di vendite della grande distribuzione in questo comparto è intorno al 2,7% sul totale”.
Al momento in cui scriviamo il governo Monti punta sull'allargamento delle rete di farmacie (se ne potrà aprire una ogni 3.000 abitanti, con una stima di 5.000 nuovi esercizi). La liberalizzazione della vendita dei farmaci di classe C, quelli vendibili con ricetta, dopo tante voci (e le minacciose proteste dei farmacisti) è scomparsa. C’è da vedere se riemergerà nel dibattito parlamentare.
In via teorica questa liberalizzazione sarebbe potuta valere, per i 105 corner salute di Coop, un fatturato aggiuntivo tra i 40 e i 50 milioni di euro con un ulteriore risparmio per i consumatori di circa 8 milioni di euro.
“Se sui farmaci di fascia C arriverà qualche novità siamo pronti a impegnarci – aggiunge Tassinari – ma ogni stimolo alla concorrenza è comunque positivo”.
Stesso ragionamento sul comparto carburanti e distributori di benzina. “Come Coop – spiega Tassinari – abbiamo già tre stazioni di servizio aperte (dove il risparmio medio è di 8-10 centesimi al litro) e per il 2012 siamo pronti con un grappolo significativo di nuovi impianti da aprire. Ma serve una normativa che superi i vincoli attuali e favorisca davvero la concorrenza. Altrimenti è impossibile per una impresa programmare uno sviluppo importante in questo settore”.
Un altro capitolo divenuto invece già operativo grazie ai provvedimenti del governo Monti è quello sulla liberalizzazione sia degli orari e delle giornate di apertura, sia della realizzazione di nuove strutture. “Condividiamo senz’altro il principio ispiratore, – spiega Tassinari – che implica il riconoscimento da parte del governo che la distribuzione moderna ha un ruolo importante per promuovere lo sviluppo. Poi però occorre fare valutazioni più attente e articolate sui contesti concreti in cui si opera, anche tenendo conto del fatto che una stagione di consumismo esasperato pare ormai definitivamente superata.
Con specifico riferimento all’apertura di nuove strutture commerciali, è vero che in Italia la presenza della grande distribuzione, con 187 metri quadrati ogni mille abitanti, è inferiore alle media europea (in Spagna siamo a 275 metri, in Francia a 287, in Germania a 400); ma a sua volta l’Italia ha situazioni assai diverse. In Friuli siamo a 250 metri quadrati, in Lombardia a 230, mentre in Sicilia scendiamo a 150, in Puglia a 134, in Campania a 102”.
Detto del capitolo liberalizzazioni, Tassinari torna però al cuore delle preoccupazioni del mondo Coop. “In Italia esiste una fascia di 4 milioni di famiglie bisognose e in difficoltà. Queste famiglie vanno aiutate, per aiutare nel contempo anche la ripresa dell’economia. Se si affronta questo tema solo in una logica ragionieristica, la risposta è scontata, non ci sono soldi. Ma se invece si guarda all’esperienza di altri paesi e si fa una valutazione più ampia, allora le cose cambiano. Dai food stamp introdotti da Obama negli Usa a quanto fatto in altri paesi europei, si scopre che il contributo pubblico alle famiglie ha consentito una ripresa dei consumi dei 6/7%. E ripresa dei consumi vuol dire imprese che lavorano e più posti di lavoro. Quindi un beneficio alla crescita del Pil. Questi milioni di famiglie in difficoltà ritengo siano una priorità fondamentale a cui guardare in una logica di sistema-paese che vuole puntare alla crescita. Far solo i ragionieri non basta. Occorre definire un accordo che vada oltre la buona volontà dei singoli. Le grandi imprese dell’industria e lo stesso governo devono capire che c’è bisogno dell'impegno di tutti”. 



Dario Guidi

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