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“Ma i club professionistici sono troppi”. Intervista al presidente della Covisoc, Cesare Bisoni

"Troppe squadre di professionisti"

Intervista a Cesare Bisoni, economista ma soprattutto presidente della Covisoc, la società che vigila sui bilanci delle società calcistiche italiane

Sono quattro le serie professionistiche italiane, due delle Leghe di serie A e B e due di Lega Pro (prima e seconda divisione, ex C1 e C2). In esse militano la bellezza di 119 squadre e un’infinità di calciatori che vanno e vengono: 3.000-3.500.

Non sono troppi?
"I debiti elevati dei club nascono da uno squilibrio fra costi e ricavi – premette Cesare Bisoni, professore di economia delle aziende di credito all’Università di Modena e Reggio e presidente (fresco di riconferma) della Covisoc, la commissione della Federcalcio incaricata di vigilare sulla situazione finanziaria delle squadre iscritte al campionato, nonché presidente della commissione licenze Uefa – e i costi che pesano maggiormente sono soprattutto quelli per gli stipendi dei calciatori, più gli ammortamenti relativi all’acquisizione delle loro prestazioni. Questo vale per l’Europa e per l’Italia, dove però abbiamo un numero molto elevato di società professionistiche che molti paesi non hanno. Ed è chiaro che non si può confrontare una società di seconda divisione italiana con una di serie A. Ogni anno ci troviamo a escludere dalle 15 alle 20 squadre della Lega Pro semplicemente perché non ce la fanno. Ridimensionare il numero delle società professionistiche è non solo una ipotesi di cui si parla da tempo, ma una strada che personalmente ritengo inevitabile: oggi le regole e i vincoli di natura economico-finanziaria sono praticamente gli stessi, dalla serie A alla Lega Pro. I maggiori club italiani possono continuare a indebitarsi perché la proprietà fornisce adeguate garanzie anche personali, dal momento che le società di calcio non hanno una struttura finanziaria capace di invogliare le banche a finanziarle".

Non pensa anche lei che il movimento calcistico italiano versi in una crisi profonda?
"Ricordo che una quindicina di anni fa quando arrivai alla Covisoc escludemmo squadre di città importanti come Torino e Perugia. Oggi i problemi ci sono sì ma non sono così drammatici. È vero che permane una situazione di debolezza finanziaria. È vero anche che c’è nel complesso una situazione difficile, sempre, però, se mettiamo nel computo le società di prima e seconda divisione che sono di proprietà di piccoli imprenditori, i quali risentono direttamente della crisi delle loro aziende. Per la A e la B la situazione dei bilanci direi invece che è generalmente migliorata. In Italia abbiamo in particolare il problema dei ricavi che rispetto ai costi sono proporzionalmente inferiori a confronto col resto d’Europa. Secondo il Report sul calcio 2011, l’87% dei ricavi della serie A e addirittura il 107% della serie B è rappresentato dai costi per il personale. Si tratta di dati relativi alla stagione sportiva 2009/2010 che si commentano da soli".

Ora si parte col fair play finanziario. Come lo vede il presidente della commissione Uefa che rilascia le licenze?
"Mi sembra un’idea buona che evita che si ricorra solo e sistematicamente alla copertura delle perdite da parte dei proprietari. Una delle motivazioni principali è quella di creare un maggiore equlibrio competitivo tra le società, un’altra è di fornire i presupposti perché i club sopravvivano anche in caso di ritiro dei proprietari. Va poi aggiunto che l’Uefa non vieta il ripianamento delle perdite da parte della proprietà, ma se il ripianamento supera certi limiti stabiliti dall’Uefa stessa, ora scatteranno delle sanzioni fino all’esclusione dalle coppe europee. I bilanci di quest’anno cominceranno a contare per il 2013-2014, perciò le società di serie A che partecipano alle coppe si trovano a dover rispettare da subito alcuni vincoli che, un giorno, dovrebbero essere estesi anche alle altre squadre per non creare squilibri nel campionato nazionale".

Chi si prende cura dei vivai? Lo scorso anno solo Santon, tra gli under 21, ha giocato con una certa regolarità.
"Il fair play finanziario prevede, nell’ambito della regola importante del break-even appena citata, voci di costo ‘virtuose’ che non hanno un impatto negativo sul conto economico. Si tratta degli inverstimenti negli stadi di proprietà e nei settori giovanili che, pertanto, dalle nuove regole trarranno giovamento".

E per finire Dalla Valle. Il patron della Fiorentina ha chiesto un’authority esterna per riscrivere le regole del calcio. Una buona idea, no?
"Ne ho preso conoscenza dai giornali e, francamente, non mi sono chiari i contenuti della proposta, per cui non sono in grado di esprimere un giudizio. Dico solo che allo stato attuale le regole le scrive la Federazione e che una commissione di controllo presso la Federazione già c’è".



Claudio Strano

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