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L’intervista: Vasco Brondi

L’intervista

Vasco Brondi

Per noi ora la chiameremo felicità è il nuovo disco di Le luci della centrale elettrica, nome d’arte del cantautore ferrarese Vasco Brondi. Con il titolo ispirato da una frase di Leo Ferré, l’album conferma il talento del più innovativo esponente dell’ultima ondata della canzone d’autore italiana. Con Consumatori ha conversato dei suoi consumi culturali.

Vasco, quali ascolti hanno accompagnato la registrazione del tuo disco?
The last romance degli Arab Strap. Atmosfere serali, batterie strane, strutture scheletriche, bellissimo. Primitivi del futuro di Tre Allegri Ragazzi Morti. Hanno scoperto le atmosfere dub. E questo dà una nuova forza alle parole e ai contenuti, riuscendo a far passare cose profonde in modo semplice e propositivo. Laughing stock dei Talk Talk. È un disco di vent’anni fa, ma l’ho ascoltato da poco e mi ha stravolto. Con questo album nasce il postrock. Un disco di atmosfere e colori.

E che film hai visto di recente?
The road di John Hillcoat. Un film importante tratto dal bellissimo libro di Corman McCarthy. Una storia che temo potrà accadere in un futuro possibile. Non lo considero neanche lontanamente fantascienza. Forse The road sta al 2010 come 1984 di Orwell stava al 1960 quando l’ha scritto. Poi c’è Miral di Julian Schnabel. Miral è una ragazza palestinese di cui si vede la situazione in cui cresce. Una storia vera, molto umana prima che ideologica. Infine La faccia della terra di Gianfranco Firriolo. Una specie di film e una specie di documentario sull’ultimo disco di Vinicio Capossela. Girato tra i tram di Milano e le grandi strade americane e sperdute isole, dove si trovano pianoforti custoditi come tesori.

Quali gli ultimi libri letti?
Verso la foce di Gianni Celati. Un viaggio verso la foce del Po appunto, una trama inconsulta. Passando per posti quasi abbandonati e per persone e situazioni qualsiasi. Un libro unico, un diario di panorami geografici ed esistenziali. Poi ho letto Previsioni del tempo di Wu Ming. La distruzione dell’ambiente, lo smaltimento dei rifiuti, fa da sfondo ad una storia breve e ricca. Un piccolo affresco di questi anni in Italia. Il terzo è Pomeriggio di uno scrittore di Peter Handke. Una lunga passeggiata sul finire di una giornata qualsiasi di uno scrittore. Con i suoi fitti pensieri, la dedizione alla scrittura che non lo abbandona neanche a chilometri dalla scrivania. Una grandiosa solitudine.

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