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L’intervista: Pierpaolo Capovilla

 

L’intervista

 

Pierpaolo Capovilla

Pierpaolo Capovilla è il cantante del Teatro degli Orrori, la rock band italiana che più di tutte unisce consapevolezza sociale profonda con un tratto poetico che arriva dalla tradizione della canzone d’autore. Impegnato nei concerti e nei reading dedicati all’opera di Majakowskij. ha appena pubblicato il nuovo album del gruppo, Il Mondo Nuovo, "16 istantanee – come spiega lui stesso -, storie di emigrazione e di migranti".

 

Pierpaolo, quali sono i dischi che hai più ascoltato durante la registrazione del nuovo album?
In quei mesi  ho acquistato quattordici (14!) dischi di Scott Walker. Quelli a cui mi sono affezionato di più sono Scott 4, Tilt e The Drift. Trovo incomprensibile come questo artista immenso sia così poco conosciuto in Italia. Scott Walker è non soltanto un crooner dalla voce angelica, ma è sopratutto un poeta raffinatissimo, dalla scrittura molto complessa, colta, profonda. Ho anche comprato Cattive Abitudini, l'ultimo lavoro dei Massimo Volume, forse il miglior gruppo rock italiano in circolazione.

E quali gli ultimi libri letti?
La Vergogna e la Fortuna, Storie di Rom, di Bianca Stancanelli: un libro per conoscere la condizione degli zingari in Italia. È struggente. Gli Stati Uniti d'Africa, di Abdourahman A. Waberi, un sorprendente romanzo fanta-politico, dove la geografia del potere così come la conosciamo viene letteralmente ribaltata nel suo opposto. Poesie, di Andrea Zanzotto, il grande e forse l'ultimo vero poeta italiano, scomparso poco tempo fa: è una raccolta esaustiva dell'intera sua opera: imprescindibile.

Chiudiamo con i film…

Guardo così tanti film, che mi è difficile ricordare gli ultimi visti. Ho apprezzato molto Melancholia, di Lars Von Trier, regista che per altro confesso di non aver mai amato. Enrico V, di Kenneth Branagh, la cui interpretazione è impressionante. Eva, di Joseph Losey, un noir indimenticabile, con una Jeanne Moreau al massimo del suo talento, girato nella mia Venezia, nel '62. Un vero capolavoro, come quasi tutti i film di Losey.

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