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L’intervista: Cristina Zavalloni

L’intervista

Cristina Zavalloni

È stata l’unica artista, nella storia della prestigiosa Carnegie Hall di New York, ad esibirsi in tre diverse occasioni nella stessa stagione. Un privilegio unico per Cristina Zavalloni, artista bolognese considerata una delle esponenti più vitali e rappresentative del canto contemporaneo. Capace di spaziare dalle partiture liriche al jazz, dal suono latino americano alla chanson francąise.

Cristina, hai fatto dell’eclettismo il tuo segno stilistico. Questo si riflette anche nei tuoi ascolti?
Io acquisto una grande quantità di cd, quasi esclusivamente su iTunes, spesso legati alle mie esperienze musicali del momento. Ad esempio, di recente ho fatto alcuni concerti con un quintetto di fiati che mi hanno trasmesso l’amore per Cole Porter. Ho comprato il cd di Anita O’Day che canta proprio il compositore americano. Poi mi piace ascoltare i talenti nuovissimi, specie nel campo della voce. Come la giovane cantante jazz americana Gretchen Parlato, della quale consiglio il cd Ina Dream. Ho ascoltato con attenzione anche Debussy: Melodies interpretato da Emmanuel Strosser, perché a Firenze, in autunno, presenterò un programma dedicato proprio a questo autore.

E i libri?
Anche con la lettura non seguo traiettorie specifiche, accetto i consigli, i suggerimenti, i regali degli amici. E questi mi permette di fare scoperte meravigliose. Come le Avventure della ragazza cattiva, di Mario Vargas Llosa, o l’ultimo romanzo tradotto in Italia di George Simenon, La fuga del signor Monde, e Il Maestro di Cerimonie di Arnon Grunberg. Tutti volumi che hanno la capacità narrativa di strapparmi ai pensieri del quotidiano. Perfetti, quindi, per accompagnare i miei lunghi viaggi in aereo.

Vai al cinema o meglio in casa?
Vado al cinema, appena posso, e amo vedere i film in lingua originale, grazie alla programmazione della cineteca di Bologna. Ho visto di recente Another Year di Mike Leigh, Il Cigno Nero di Darren Aronofsky e l’ultimo lavoro di Woody Allen, You Will Meet a Tall Dark Stranger.

Cosa porti a casa dai tuoi viaggi?
ll cibo, soprattutto, quello che si trova nei bazar e anche e nei supermercati, i luoghi frequentati dagli abitanti del paese dove vado. E da New York porto in Italia persino i fiocchi di avena per fare il porridge.

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