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Le principali caratteristiche di quella che beviamo

Le principali caratteristiche di quella che beviamo

Concentrazione ioni idrogeno (pH). Indica il grado di acidità o basicità di un’acqua in una scala da 0 a 14 unità pH: valori al di sopra di 7 indicano una soluzione basica mentre al di sotto una soluzione acida. I valori di legge (tra 6,5 e 9,5) garantiscono un’acqua compatibile con i normali processi biologici.
Cloruri. Normalmente presenti nelle acque superficiali o di falda, possono essere di origine geologica, derivanti dalla dissoluzione di rocce contenenti cloruri, o di origine animale. I cloruri sono fra gli elementi naturali più abbondanti, presenti in elevata quantità in molti composti di normale utilizzo quali, per esempio, il sale da cucina. Eventuali variazioni possono indicare una contaminazione della risorsa idrica.
Ammonio. È un parametro indicatore la cui presenza, nelle acque sotterranee, è dovuta o a cause geologiche, quali la degradazione di materiale in via di fossilizzazione (resti di piante, giacimenti di torba, ecc.) o ad inquinamenti di natura biologica.
NitratI e nitriti. Sono entrambi composti dell’azoto presenti anche in molti alimenti quali verdure e insaccati. La presenza nell’acqua potabile è solo in minima parte di origine naturale: nella maggior parte dei casi dipende da attività umane quali allevamenti, fertilizzanti, rifiuti industriali, scarichi urbani e liquami. In generale è preferibile che siano poco presenti nella dieta giornaliera. I limiti previsti garantiscono la salute dei consumatori.
Residuo secco a 180°. Il residuo secco, o fisso, indica la quantità di sali disciolti presenti nelle acque dopo l’evaporazione di un litro d’acqua a 180°. Le acque possono contenere elevate, medie o basse quantità di sali. Fino a 50 mg/L si ha un’acqua minimamente mineralizzata ossia povera di sali, indicata per favorire la diuresi e per calcoli renali; da 50 a 500 mg/L un’acqua oligominerale o leggermente mineralizzata, adatta all’uso quotidiano e con una buona azione diuretica; da 500 a 1.500 mg/L un’acqua mediamente mineralizzata, più adatta a chi pratica attività sportive; oltre i 1.500 mg/L un’acqua ricca di sali, adatta a scopo curativo. Non esiste qui un limite di legge, ma solo un valore massimo consigliato di 1500 mg/L.
Durezza. Indica il contenuto di sali di calcio e magnesio disciolti nell’acqua. È espressa comunemente in gradi francesi (°F), ognuno corrispondente a 10 mg/L di carbonato di calcio. Non esiste un limite di legge, ma un valore consigliato che è tra 15 e 50°F. In generale le acque con durezza inferiore a 20°F si possono classificare come poco dure mentre quelle sopra i 30°F come dure. Da diversi studi emerge che la presenza in giusti rapporti di calcio e magnesio nell’acqua è un probabile fattore positivo nella prevenzione di alcune malattie cardiovascolari e dell’ipertensione.

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