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Le nutrie, la Coop e mia cugina…



Le nutrie, la Coop e mia cugina…

Parla Luciana Littizzetto, testimonial della nuova campagna di spot 

 

Sono già programmati da qualche giorno. E, vista la loro chiave ironica, è difficile non averci fatto caso, anche perchè protagonista è uno dei volti più popolari della tv. Parliamo di Luciana Littizzetto, che dai travolgenti dialoghi nel salotto di Fabio Fazio, dai salaci commenti sui fatti dell’Italia di oggi, è ora approdata al ruolo di testimonial nelle pubblicità Coop. Siamo andati a conoscerla, ed ecco cosa ci ha raccontato.

Prima di accettare di diventare testimonial per la sua pubblicità cos’era Coop per te?

Per me era il supermercato dove andava mia cugina che me ne parlava sempre benissimo e mi riempiva la testa con la qualità dei prodotti e dell’assortimento. E io ero sempre molto invidiosa dei suoi racconti. Così ho cominciato ad andarci anch’io. Anche perchè, in un’era in cui il cittadino conta sempre meno, mi piace l’idea di collaborare con una cooperativa.

Com’è stato girare gli spot e “vivere” per un po’ di ore dentro a un negozio Coop?

Devo dire che abbiamo girato a Milano, in un supermercato molto bello, pulito e ordinato. E tra un ciack e l’altro facevo di continuo la spesa. Così alla fine mi sono ritrovata con un carrello strapieno, tanto da poterci sfamare l’intero Botswana.

Che rapporto hai col fare la spesa?

In casa mi ritrovo con due figli e un marito, tutti sono voracissimi e mangiano come dei piranha. Quindi sono sempre dietro a far la spesa. Faccio come le nutrie, esco di casa alle 8 del mattino e vado a riempirmi di provviste.

La parola sostenibilità cosa ti dice?

È una cosa complicatissima da raggiungere. Ma credo che nonostante questo tutti dobbiamo porci il problema di preservare il futuro del nostro pianeta. E trovare una catena di supermercati che pensa a questo, come fa Coop, è davvero una gran cosa. Anche se poi i problemi e gli ostacoli da superare sono tanti. Prendi gli imballaggi: nella scatola di corn flakes c’è tanto cartone che ci vuole l’ascia per aprirla.

Fai la raccolta differenziata?

Sì, io la faccio sempre e con attenzione. Anche se, da quel che vedo nel mio condominio, siamo ancora in pochi. Ma a Torino, dove vivo, credo si stiano facendo passi avanti importanti. Certo ti inquietano quelle storie che ogni tanto senti che tu fai la raccolta differenziata, poi alla fine finisce tutto mescolato. La cosa più difficile è la raccolta dell’umido, con quel sacchettino da riempire che sembra il preservativo di Polifemo. Tu impazzisci a metter dentro tutte le lische della tua sogliola, poi nel cassonetto ci trovi pile e altra roba da far paura.

Leggi le etichette dei prodotti che compri?

Mi sa che all’estero sono molto più bravi di noi in questo. Comunque, anche qui, cerco di stare abbastanza attenta, anche se a volte non è facile decifrare quel che c’è scritto. Tu ti prendi la tua bella merendina con scritto che è al 100% di frutta. Poi magari controlli e vedi che ci sono dei solfiti e allora vado su Google a vedere cosa sono ‘sti solfiti o magari gli esaltatori di sapidità. E non sempre capisci bene e magari allora preferisco lasciar lì.

I cibi biologici o solidal li usi?

Quando posso sì, ma devo confessarti che, pochi giorni fa, presa da mille cose e avendo pochissimo tempo a disposizione ho fatto una spesa solo di surgelati. Ormai si trova di tutto e cose buonissime. Questo per dire che oscillo tra la ricerca della genuinità e lo svacco della pasta al forno surgelata. Poi devo dire che il caffè e la cioccolata solidal sono solitamente molto buoni e quando posso, anche nelle botteghe del commercio equo, le compro.

Che rapporto hai col cibo?

Non sono una mangiona, ma credo col cibo di avere un buon rapporto. Mi piace sperimentare e trovo che mangiare sia una cosa piacevole. Se c’è una cosa che non sopporto del mondo dello spettacolo sono quelli che, dai loro racconti, non dormono e non mangiano mai, quelli che convocano le riunioni all’ora di pranzo. Mangiare non è solo una necessità. Io sono una piccola monovolume, ma ho bisogno della benzina, se no non vado. Poi mia nonna aveva una trattoria e dunque, nel Dna, il piacere dello stare a tavola è rimasto.

Tu cosa pensi dell’immagine che c’è della donna in Italia?

Se si guarda bene si scopre che, alla fine, al centro dell’attenzione sono sempre le figure femminili più discutibili e più estreme, mentre di tutte quelle donne, e sono la stragrande maggioranza, che vivono normalmente e si fanno un mazzo così, sui giornali finisce ben poco. Le donne in realtà sono sempre più ironiche ed emancipate. Siamo diventate quasi come i maschi, abbiamo i baffi, ci mancano solo i disturbi alla prostata, e per questo riusciamo a fregarcene abbastanza di quel che si vede in giro. Poi certo nella pubblicità le donne o sono nude o soffrono di stitichezza o hanno paura di avere le perdite in ascensore. Invece gli uomini non hanno mai niente: sempre belli, sani e sicuri. Magari!

Domandone finale. Consigli utili per vivere meglio?

Domanda difficilissima. Per esperienza diretta, almeno a me, anche solo il leggere tutti quei giornali che parlano di salute è una cosa che mi fa stare già meglio. Così come anche solo dire che dovrei comprare una cyclette, anche se poi non lo faccio, mi fa già sentire meno in colpa e più in forma. L’altra cosa che mi viene in mente è quella di mangiare più pesce. Ho visto che i reparti pescheria della Coop sono super forniti e hanno roba ottima. Così, mangiando pesce, diventeremo come i giapponesi che sono longevissimi e vivono un sacco di anni.


Dario Guidi

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