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L’autoeducazione permanente

L'autoeducazione permanente

Per fare buone scelte educative, gli adulti dovrebbero ripensarsi non solo come soggetti educanti, ma anche come oggetti educati, cioè come figli

Non è casuale che il progetto di Genitorialità Condivisa abbia previsto, oltre alla fase di aiuto educativo “Aiutiamoci ad educare” attivata mediante conferenze, incontri pubblici e questa stessa rivista, anche una seconda fase denominata “Educhiamoci ad educare”, realizzata mediante i gruppi di mutuo-autoaiuto di S. Giorgio di Piano (pienamente funzionanti) e di Baricella (al momento sospesi per scarse adesioni). Da tempo vado rilevando che, tra le cause di un’educazione impropria impartita ai figli, sta una conflittualità educativa con la famiglia d’origine, che alcuni adulti non hanno risolto e che ha ostacolato in loro la maturazione di quell’autorevolezza che anche il dott. Cibelli ha più volte indicato come via corretta del processo educativo.
Non è raro, infatti, sentire qualche genitore dire con tono di biasimo: “Non voglio mica fare come mio padre che non mi faceva mai uscire di sera!… Non mi hanno comprato il motorino quando tutti l’avevano… A scuola davano sempre ragione al professore… Non sopportavo che bisognasse essere al pranzo e alla cena a un orario preciso… Mia madre mi obbligava a lavare sempre i piatti…”, ecc. L’errore di queste recriminazioni non sta nell’atteggiamento critico in sé, ma nel rancore ancora in essere che impedisce di distinguere tra l’atteggiamento educativo dei nostri genitori e il contenuto dei loro divieti e obblighi. Ad esempio, se il divieto di uscita serale derivava dalla consuetudine educativa del tempo, il genitore vi si adeguava per tutelare il figlio, non per sfiducia nei suoi confronti o, peggio, per negargli un divertimento legittimo.
Così pure, nell’obbligo di lavare i piatti era sbagliata l’imposizione autoritaria, ma non il contenuto di collaborazione. E occorrerebbe distinguere se la negazione del motorino derivava da motivi economici, di opportunità, di sicurezza o da sfiducia nel figlio o altro. Quanto agli orari di cena e pranzo bisognerebbe distinguere tra l’opportunità di regole familiari che assicurano il rispetto di tutti (positiva) e l’eventuale autoritarismo di fondo (negativo).
In definitiva, per fare scelte educative buone, i genitori e gli adulti in generale dovrebbero ripensarsi non solo come soggetti educanti, ma anche come oggetti educati. La partecipazione a un gruppo di mutuo-autoaiuto di genitorialità condivisa, promuovendo la relazione e il confronto tra pari, aiuta anche a rivedere i propri comportamenti educativi in relazione a quelli tenuti dai genitori, salvando il positivo e correggendo il negativo. Ciò favorisce la pacificazione di conflittualità interiori ancora in essere, col duplice esito positivo di maggiore serenità personale e di accresciuta consapevolezza di sé, che contribuisce a rendere l’adulto più autorevole nelle scelte educative.
Anche con questo scopo continuerà nel 2012 il progetto Coop Reno di Genitorialità condivisa, ma con una diversificazione tra i due territori dei comuni Reno-Galliera e Terre di Pianura. Per i primi continuerà il gruppo di mutuo-autoaiuto a S. Giorgio di Piano; per i secondi, due incontri pubblici col dott. Daniele Cibelli e uno con un funzionario della Polizia Postale che esporrà i principali pericoli di Internet.



Gabriella Sapori

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