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La piattella di Cortereggio

La proposte del mese di Slow Food
La piattella di Cortereggio

La piattella se la ricordano bene gli anziani di Cortereggio, il piccolo borgo del canavese (in provincia di Torino) fondato dai Romani: nei terreni profondi e ricchi di acqua questi fagioli bianchi e piuttosto piatti crescono meglio che altrove e sviluppano una buccia molto sottile. Fin da bambini tutti gli abitanti di Cortereggio si dedicavano alla semina e alla raccolta dei fagioli nei campi di granoturco, una tradizione così radicata che le piattelle erano diventate una importante risorsa economica per questo paese. I soldi guadagnati servivano per acquistare l'uva nel Monferrato tanto che, a volte, le piattelle erano usate direttamente come merce di scambio con l'uva. La pianta rampicante sviluppa i caratteristici fiori bianchi e produce baccelli che diventano gialli al momento della maturazione: da luglio a settembre.
Tradizionalmente si seminavano insieme al mais, così il fagiolo poteva avvitarsi attorno al fusto robusto della meliga. Alla raccolta si passava pazientemente cogliendo i baccelli a mano.
Ogni sabato nelle famiglie del paese si cuocevano i fagioli in pignatte di terracotta e i fagioli cotti in questo modo si usavano poi per insaporire altri piatti durante tutta la settimana.
La ricetta prevede che, insieme alle piattelle, si mettano nella pignatta le cotiche di maiale speziate con sale e pepe, arrotolate e legate, e altre parti come lo zampino e il lardo. La cottura nel forno a legna dura circa 12 ore.
La coltivazione della piattella era diffusa ancora fino agli anni '80, ma come per molti altri legumi la sua coltivazione è stata progressivamente abbandonata. Ma la fortuna della piattella si lega soprattutto ad un agricoltore di Cortereggio, Mario Boggio, che decide già nel 1981 di consegnare alla banca del germoplasma dell'Università di Torino pochi chilogrammi di fagioli per conservarne la semente. Oggi intorno al lungimirante Mario si è costituito un Comitato per la tutela della piattella canavesana di Cortereggio.
Il Presidio Slow Food si propone di recuperare e promuovere questa tradizione, coinvolgendo in futuro anche altri coltivatori locali per riqualificare anche dal punto di vista turistico ed enogastronomico questo grazioso angolo di canavese. Responsabili del Presidio: Ivano Rean Conto, tel. 338 6443203 ivanorea@alice.it; Annamaria Allazzetta, tel. 348 2349068 annamaria.allazzetta@alice.it  

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