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Isola del Giglio, ora si rischiail disastro ambientale

Isola del Giglio, ora si rischia
Il disastro ambientale

Già dalla notte del naufragio stanno finendo in mare sostanze inquinanti contenute nella Costa Concordia. Il WWF: necessario garantire il recupero del carburante

Oltre alla tragedia dei morti e dei dispersi, se ne prospetta una seconda, all’isola del Giglio. Il portavoce del ministero dell'Ambiente Jacopo Giliberto ha fatto presente che probabilmente già dalla notte del naufragio stanno finendo in mare sostanze inquinanti contenute nella Costa Concordia: vernici, detersivi, oli idrodinamici e fluido dinamici, rifiuti di ogni genere e in grande quantità. Senza contare che le navi contengono abitualmente "oli biologici altamente cancerogeni, in quantità elevate", ha aggiunto il portavoce, da ieri all'Isola del Giglio.

Intanto, con una lettera al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il WWF solleva con forza il problema del controllo delle rotte all’interno del Santuario internazionale dei Cetacei nei pressi dell’isola del Giglio e chiede un atto di verità e coerenza perché venga avviata una gestione reale, e non puramente formale, in un’area marina preziosa per la biodiversità, interessata ogni anno da oltre 10.000 transiti commerciali (non considerando quindi le imbarcazioni private), senza alcun obbligo di rotte certe e senza alcun riscontro satellitare costante.

 In assenza di regole basilari che sono state troppe volte rinviate, il Santuario dei Cetacei, istituito nel 1999, non è in grado di tutelare adeguatamente i propri beni ambientali e paesaggistici, e perde totalmente la sua ragion d’essere, tanto da poter essere dichiarato un sostanziale fallimento. Ne sono gli esempi più recenti il drammatico incagliamento della Costa Concordia al Giglio e quanto accaduto all’alba del 17 dicembre 2011, quando l’Eurocargo Venezia  della Grimaldi Lines, ha perso due semirimorchi trasportati in coperta, contenenti tonnellate di un catalizzatore al cobalto-nichel estremamente inquinante a sud dell'isola di Gorgona, a una ventina di miglia dalla costa e a una profondità variabile tra i 120 e 600 metri, per un totale di 198 fusti metallici non ancora recuperati.
Allo stesso tempo il WWF si appella a Costa Crociere perché, nell’ambito delle azioni messe in atto in questa delicata fase delle operazioni di recupero, continui a garantire la massima attenzione per scongiurare ogni tipo di impatto ambientale potenzialmente annesso alla tragedia, a partire dal rischio di sversamento di carburante che fino ad ora è stato mantenuto sotto controllo.

Fonte: Ansa e WWF

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