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I limiti della Class action all’italiana

I limiti della Class action all'italiana

Se si tratta di contestare una bolletta, per prima cosa è indispensabile inviare una raccomandata mettendo in mora l’importo addebitato secondo noi illegittimamente. Nel caso di servizi telefonici si può avanzare una richiesta di conciliazione al CoReCom della Regione di appartenenza. Se dopo 30 giorni non si ottiene risposta, si può anche ricorrere alla giustizia ordinaria.
Ma qui le cose però rischiano di complicarsi. Andare per vie legali, magari per poche decine o anche centinaia di euro è assai costoso. E le cause possono trascinarsi per anni. Ci sarebbe la Class Action. Ma in Italia il ricorso all’azione collettiva è stato reso quasi impraticabile da questo governo che ha inteso tutelare soprattutto le imprese di fronte a eventuali richieste di risarcimenti troppo onerosi. Innanzitutto la Class Action all’italiana non la può avviare né uno studio legale né un singolo cittadino. In secondo luogo, dopo tre gradi di giudizio e l’eventuale sentenza favorevole ai consumatori, ogni singolo cittadino deve a sua volta fare una causa individuale per ottenere quello che gli spetta. Infine, nel caso la causa venga persa perché magari l’avvocato l’ha impostata male, non è più possibile rifarla.
Un’anomalia incredibilmente vantaggiosa e garantista per le società che, in questo modo, potrebbero organizzare una Class Action preventiva, fatta in modo da perderla così da rendere a chiunque impossibile rilanciarla. E questo in uno dei paesi più industrializzati del mondo occidentale. (a.b.)

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