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Ecco come nasce una maglia da mondiale

Una maglia da mondiale

 

Le T-shirt solidal coop edizione speciale per i Mondiali in Sudafrica 2010, sono in vendita negli ipercoop e nei super coop maggiori. Sono prodotte con cotone africano coltivato in Mali e certificato Fairtrade. Chi le acquista contribuisce allo sviluppo di un mercato più libero e giusto, nel quale ai coltivatori è stato pagato un prezzo in grado di coprire i costi di produzione, ma anche un Fairtrade Premium, un plus che i produttori possono utilizzare per progetti di sviluppo sociale. Si rafforzano così le loro capacità di fare impresa, mettendoli in condizione di essere protagonisti del proprio sviluppo, vigilando perchè non ci sia sfruttamento per i lavoratori di tutta la catena fino al prodotto finito. La certificazione Fairtrade nel settore del cotone ha infatti come obiettivo primario la crescita economica e sociale di piccole cooperative e realtà produttive e il trattamento corretto di produttori e lavoratori di tutta la filiera.
Dall’introduzione degli standard Fairtrade nel 2004, la vita delle comunità produttrici del Mali è migliorata sostanzialmente grazie, in particolare, al Fairtrade Premium che permette loro di investire in progetti per le comunità. Questi proventi hanno consentito alle cooperative di produttori di comperare attrezzature agricole, bestiame per il lavoro nei campi, materiale scolastico e vestiti, iscrivere i figli a scuola e remunerare gli insegnanti che prima non potevano essere pagati regolarmente.
I fiocchi di cotone, composti dai semi e dalle fibre, sono raccolti a mano. Sono poi sgranati per separare le fibre dai semi, che vengono restituiti agli agricoltori per seminare nuovamente, per farne olio combustibile o foraggio. Ogni cooperativa ha istituito un “Osservatorio Ambientale” per monitorare l’applicazione degli standard ambientali FLO (Fairtrade labelling organizations international). Gli agricoltori stanno utilizzando gli scarti di cucina e il concime organico sui campi per ridurre l’uso di sostanze chimiche e la pratica di bruciare grandi aree di terreno. Piantano siepi per ridurre l’erosione e progettano programmi di conversione al cotone biologico. “Ė meglio avere un raccolto meno abbondante ma utilizzare anche meno sostanze chimiche. Degradano il suolo e sono un male per la nostra salute. Per questo tutti utilizziamo lo stesso concime, quello consentito da FLO”, dichiara Sekou Keita, presidente dell’unione dei produttori di Djidian.
Tradizionalmente, le donne non sono sempre state incluse nel processo decisionale, ma gli standard Fairtrade richiedono la loro partecipazione a tutti i livelli. “Prima dell’introduzione del Fairtrade, non eravamo partecipi della produzione del cotone, non venivamo mai interpellate o consultate. Ora siamo felici di essere trattate come gli uomini. Ora contiamo” – racconta Binto Dambile, membro del consiglio di amministrazione dell’unione dei pro duttori di Djidian.

Anna Somenzi

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