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Diritti, le risposte della cooperazione


Diritti, le risposte della cooperazione

Dall’agricoltura ai servizi

 

In questo scenario di desolazione e sfruttamento bestiale, notizie confortanti per i diritti dei lavoratori bianchi e neri, italiani e stranieri, vengono dalle Cooperative. Grosse imprese edilizie come CMC e CMB, importanti impianti di macellazione come Italcarni, occupano manodopera straniera per lavori che gli italiani non vogliono più fare.

«L’azienda Granterre, in Emilia, con i suoi 120.000 quintali di latte, è l’allevamento più importante d’Italia ed è praticamente condotto da lavoratori migranti – spiega Giovanni Luppi, presidente di ANCA-Legacoop –. Tutti hanno con sè la propria famiglia e vivono in abitazioni messe a disposizione dell’azienda. Noi le regole le rispettiamo davvero perchè i principi etici nei quali crediamo non sono affatto in contrasto con l’esigenza della massima competitività», insiste Luppi, che spiega: «Nel comparto agricolo c’è una forte stagionalità, ma grosso modo si può calcolare in un 15-17 per cento la presenza di lavoratori extracomunitari nelle cooperative».

Marco Maggi è responsabile comunicazione di Obiettivo Lavoro, una cooperativa che dal 1997 si occupa di formazione e inserimento di lavoratori italiani e stranieri a cui CSR Europe, l’emanazione della Commissione Europea deputata alla Responsabilità sociale d’impresa, ha validato formalmente il processo etico di gestione dei processi migratori.

«Nel settore dell’assistenza la richiesta è altissima, ma le leggi sull’immigrazione creano problemi a volte insormontabili – spiega Maggi –. Assistenza domiciliare e Sanità sono due settori nettamente anticiclici rispetto alla crisi del manifatturiero e delle costruzioni. Badanti e infermiere professionali sono profili interessati da un elevato livello di domanda anche nel 2009 e la loro provenienza è nella quasi totalità da paesi stranieri».
 

 

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