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Coop: diciamo no alle carni clonate

Coop: diciamo no alle carni clonate

Qualche tempo fa mi è capitato di sentir parlare della possibilità che carni provenienti da animali clonati possano esser messe in vendita in Europa. Stanno davvero così le cose? E cosa ne pensa Coop? Che garanzie hanno i consumatori?
Emma Barbieri – Bologna

Risponde Claudio Mazzini
responsabile sostenibilità, innovazione e valori di Coop Italia:

Chi non ricorda la pecora Dolly (era il 1996), ovvero il primo mammifero nato e vissuto come frutto di una operazione di clonazione. Ma cosa significa esattamente clonazione e quali sono le procedure scientifche che vengono seguite? La clonazione animale consiste nel creare una copia di un animale sostituendo il materiale genetico di una cellula uovo non fecondata con il materiale di una cellula del corpo prelevata dall’animale che si vuole clonare; in questo modo si ottiene un embrione esattamente uguale all’animale adulto da cui è stato prelevato il materiale genetico. L’embrione viene quindi impiantato in una madre surrogata, nel cui grembo si sviluppa fino alla nascita.
Dal primo annuncio su Dolly ad oggi l’analisi dei dati scientifici disponibili sul tema clonazione fa emergere diverse incertezze sia nella valutazione del rischio (a causa dell’esiguo numero di studi disponibili), sia per l’assenza di un approccio uniforme degli stessi.
Dagli studi fin qui effettuati sono emerse alcune problematiche relative alla salute e al benessere di un numero significativo di cloni, spesso con gravi conseguenze. Inoltre nella valutazione del GEE (Gruppo europeo sull’etica nelle scienze e nelle nuove tecnologie) si conclude che “considerato l’attuale livello di sofferenza e di problemi di salute delle madri surrogate e degli animali clonati, si esprimono dubbi sul fatto che la clonazione animale per scopi alimentari sia eticamente giustificata”.
È proprio partendo e tenendo conto dei pareri fin qui espressi dal mondo scientifico ed in coerenza con la propria missione ed i propri valori, che Coop non ritiene al momento opportuno l’utilizzo di animali clonati a scopo alimentare.
I motivi di questa posizione sono coerenti al principio di precauzione, che da sempre orienta le scelte di Coop nei diversi campi. In partcolare vogliamo ricordare la grande attenzione e i concreti impegni assunti da Coop sulla sicurezza alimentare, sul benessere animale, in materia di etica e di difesa della biodiversità.
Sul tema della sicurezza alimentare, nonostante, al momento, i dati a disposizione indichino una sostanziale similarità tra i prodotti derivati dagli animali clonati rispetto a quelli convenzionali, queste informazioni, sono molto scarse e quindi statisticamente non significative. Sul fronte del benessere animale, la clonazione evidenzia diverse criticità sia per le madri surrogato che per i cloni. Da non sottovalutare, inoltre, l’impatto che questa pratica avrebbe sul piano etico e del controllo pubblico sulla trasparenza dei processi, dal momento che questa tecnologia, come quella per la manipolazione genetica, è impiegata da poche industrie in poche nazioni e ciò potrebbe tradursi in un monopolio dell’allevamento del bestiame.
Ultimo ma non meno importante è l’impatto che questa tecnica ha sull’ambiente e la biodiversità. Infatti, uno dei rischi più immediati, già presente con le normali tecniche di incrocio, è la drastica diminuzione della biodiversità, patrimonio fondamentale del nostro pianeta in generale ma soprattutto elemento prezioso della vita economico-culturale dell’Italia.

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