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Consumi ancora al palo



Consumi ancora al palo


 

Nei dati del rapporto Coop 2010 la fotografia di un paese che paga ancora pesantemente le conseguenze della crisi economica. Preoccupa il dato dei consumi (specie quelli alimentari) che, anche nel 2010, continuano a calare. Ma Tassinari lancia un allarme: “C’è il rischio che riparta un’inflazione del 5% a causa delle speculazioni sui prezzi delle materie prime”. 

 

Anche ammettendo che la fase più dura della crisi sia alle spalle, i segni di ripresa economica sono davvero molto deboli.

Anzi, sul piano dell’andamento dei consumi, a cominciare da quelli alimentari, la ripresa proprio non c’è. I segni meno riempiono statistiche e tabelle, perchè le famiglie italiane sono più che mai preoccupate di contenere i costi di fronte a un futuro che vedono ancora pieno di nubi. I più colpiti dalla crisi sono i giovani e chi vive nelle regioni del sud, mentre si è allargata la forbice tra chi ha livelli di reddito diversi, cioè tra chi è più ricco e chi è più povero.

È questa la fotografia del nostro paese che esce dal rapporto Coop 2010 su consumi e distribuzione, un rapporto che, anno dopo anno, consegna una significativa dote di dati e analisi sullo stato di salute della società italiana.

“I guasti determinati dalla crisi sono pesanti – commenta Aldo Soldi, presidente di Ancc-Coop – se va bene per ora si è fermato il declino, ma lo sviluppo resta lontano. Non è un caso se due terzi dei cittadini dicono che una spesa imprevista di 1.000 euro diventa un problema”. Del resto le cifre parlano chiaro: tra 2008 e 2009 il Pil è calato di oltre 6 punti e i consumi sono calati del 2,6%, con un tasso di disoccupazione arrivato al 7,8%. In calo anche il reddito disponibile reale (-4% tra 2008 e 2009).

E se anche si guarda al 2010, il rapporto Coop, ci consegna un trend sui consumi nel primo semestre che vede quelli alimentari calare di un ulteriore 1,1%, con una sostanziale stagnazione di quelli non alimentari, sostenuti dall’elettronica di consumo (palmari, i-phone, tv Lcd, ecc.), unico settore che la crisi non l’ha mai conosciuta. In più, come vedremo più in dettaglio, si aggiunge il grave rischio di una ripresa dell’inflazione alimentare, legata al costo delle materie prime e alle speculazioni finanziarie.

 


Coop meglio del mercato

“La situazione è ancora difficile e complessa – spiega il presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, Vincenzo Tassinari – La ripresa dei consumi ancora non c’è e, anche se il dato delle vendite Coop è migliore di quello del mercato, per il settore della grande distribuzione, nel periodo gennaio-agosto 2010, siamo di fronte a un calo sul 2009, sia facendo un raffronto a rete corrente che a rete omogenea”. Coop a rete corrente segna un più 2%, e un – 0,5% a rete omogenea, mentre l’intero mercato segna un -0,3% a rete corrente e un -1,8% a rete omogenea.

“Il motivo per cui Coop va meglio del mercato credo si spieghi con tre fattori – spiega Tassinari – Il primo è che già da qualche anno abbiamo avviato un processo di modernizzazione dei format e dell’offerta di vendita che ora sta dando i suoi frutti. Non è un caso se da noi gli ipermercati hanno risultati migliori dei super. La seconda cosa è che in Coop il mercato non alimentare segna un dato positivo, con un differenziale rispetto al mercato di più 5%. Ma soprattutto, sono decisive le nostre azioni sul piano della convenienza e per tutelare il potere d’acquisto delle famiglie. È stato il filo rosso del nostro lavoro di questi anni e sta pagando. E ovviamente continueremo su questa strada”. Non a caso l’andamento dei prezzi Coop segna un differenziale positivo dell’1% rispetto al dato dell’inflazione Istat.

 


Ma alla qualità non si rinuncia

Ma detto di Coop, le preoccupazioni per un mercato ancora difficile restano tutte. Perchè, anche quando si uscirà definitivamente da questa crisi, i consumatori saranno diversi da quelli di due o tre anni fa e, dunque, nulla sarà più come prima.. Il fatto è che se sono calati i consumi di prodotti di uso comune come pasta, oli e conserve, dall’altro lato si registra un trend positivo per prodotti salutistici o per i surgelati.

“Le famiglie – spiega ancora Tassinari – non fanno più spese enormi, sono più oculate, hanno ridotto gli sprechi e acquistano giorno per giorno. Per questo calano prodotti come la pasta e il valore del carrello medio di acquisti è diminuito. Ma ciò non a scapito della qualità o di scelte verso prodotti legati a stili di vita e comportamenti che sono ormai entrati stabilmente nella nostra vita”.

In questo panorama cresce sempre più il contributo del prodotto a marchio Coop, che ormai vale il 23,7% delle vendite complessive e che propone un equilibrio nel rapporto qualità-prezzo particolarmente apprezzato dai consumatori. “Con 2,6 miliardi di fatturato del nostro prodotto a marchio – prosegue Tassinari – siamo tra le prime 5 industrie alimentari del paese. Così come siamo il primo venditore di prodotti agricoli italiani, con 6,5 milioni di quintali di ortofrutta. Ci tengo a sottolinearlo, di fronte a polemiche che tendono a dipingere la grande distribuzione come il cattivo. Tra carni e ortofrutta stiamo vendendo in deflazione (cioè i prezzi sono in calo ndr) e non siamo certo contenti. Ma il problema per l’agricoltura italiana è legato a un mix di sovrapproduzione e di sottoconsumo. Se non si inverte la rotta, se non si convincono gli italiani a consumare più frutta e verdura, non si risolve il nodo. Poi, con la crisi, è diminuito il consumo di carni rosse a vantaggio di quelle bianche”.

 

Occhio al rischio inflazione

L’allarme più significativo che però Tassinari lancia è quello legato ai rischi di una ripartenza dell’inflazione. “Abbiamo segnali preoccupanti – spiega il presidente di Coop Italia – C’è un rischio tsunami nei prezzi delle materie prime che avrebbe effetti assai pesanti in una situazione di consumi come quella attuale. Anche nel 2007 lanciammo per primi l’allarme, ma restammo inascoltati. Oggi, a causa di problemi reali come gli incendi in Russia che hanno colpito l’offerta di cereali nel mondo, ma anche per i rischi legati alla speculazione, si potrebbe rialimentare una spirale pericolosa. Dalle richieste che vediamo in giro c’è il rischio di trovarci una inflazione alimentare del 5%. Un riequilibrio dei prezzi mi rendo conto che possa starci, ma non si può ripetere quanto avvenuto tre anni fa. Come Coop vigileremo e faremo la nostra parte, ma ci deve essere una prevenzione e una vigilanza, a cominciare dall’Unione europea”.

 


Servono riforme per sostenere le famiglie

Detto tutto ciò, resta aperto il tema di quali politiche mettere in campo per contrastare la crisi e ritrovare la via di uno sviluppo duraturo ed equilibrato. “Rispetto alla crisi – spiega Aldo Soldi – c’è anche da dire che per diversi indicatori l’Italia va peggio degli altri paesi dell’Unione europea. Eravamo deboli quando è esploso il problema e ora facciamo ancor più fatica a guardare al futuro. Per questo servono politiche per lo sviluppo. Bisogna mettere più soldi nelle tasche degli italiani. Non basta un singolo provvedimento, ma serve una pluralità di scelte. In primo piano, come Coop, non possiamo che rilanciare il tema delle liberalizzazioni, su cui il paese si è fermato”. Eppure, come si spiega proprio nella parte finale del rapporto Coop su “Consumi e distribuzione”, per l’economia italiana sono diversi miliardi di euro (circa 3.000 euro l’anno a famiglia) che sarebbe possibile recuperare allargando ciò che si è fatto (in piccola parte) sui farmaci anche ad altri settori, come banche, assicurazioni e carburanti.

“Poi – conclude Soldi – c’è un problema di recuperare le diseguaglianze sempre più forti che esistono, anche per favorire la tenuta della coesione sociale del paese. La coesione sociale è una precondizione per favorire un clima di fiducia. E poi serve una difesa del lavoro, perchè senza occupazione non c’è ripresa, le famiglie vivono avvolte nell’incertezza e i consumi continuano a soffrire. In tempi come questi crediamo che la cooperazione possa dare un contributo positivo. Se il pluralismo delle forme d’impresa è salutare al paese, importante sarebbe anche riconoscere che, proprio in questi mesi difficili, la cooperazione ha retto meglio di altri, ha difeso l’occupazione e ha visto crescere la fiducia degli italiani nei suoi confronti.

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