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C’è anche il referendum contro la privatizzazione dell’acqua

Il referendum contro la privatizzazione dell'acqua

Un milione e quattrocentomila firme per dire al no al Decreto Ronchi, approvato nel 2009. La legge prevede che l’acqua, pur rimanendo teoricamente bene pubblico, venga gestita dai privati. Le firme raccolte rappresentano un record assoluto: nessun referendum nella storia repubblicana ha avuto un numero così alto di adesioni. Le regioni più virtuose nella raccolta sono state la Lombardia con oltre 236 mila firme, il Lazio con oltre 146 mila firme, a seguire Veneto, Toscana, Puglia, Piemonte, Emilia-Romagna ognuna con oltre 100mila firme raccolte, per un totale di 1.401.492 firme.
I movimenti referendari hanno chiesto al governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. I referendari hanno inoltre chiesto alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal decreto. Le firme sono state intanto depositate in Corte di Cassazione che dovrà verificare la validità delle 5000mila firme previste per i tre quesiti. Entro il 15 dicembre la Cassazione dovrà emettere con ordinanza definitiva la decisione sulla legittimità delle richieste. A questo punto il presidente della Corte Costituzionale dovrà stabilire un’udienza entro il 20 gennaio in cui valutare i referendum in relazione al dettato costituzionale. Avuta notifica della sentenza della Corte Costituzionale il presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei ministri, dovrà fissare una data per lo svolgimento del referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011. In caso di elezioni anticipate, si teme che i tempi possano slittare fino al 2012 (per dettagli sull’iter referendario e per aggiornamenti www.acquabenecomune.org).

Cosa c’è nel mio bicchiere? Chiedilo al web
Cosa fare per sapere la composizione dell’acqua che beviamo nella nostra città? Prima di tutto consigliamo di verificare il sito web dell’azienda erogatrice del servizio della propria città. Moltissime aziende infatti pubblicano on line i dati delle analisi e li aggiornano frequentemente. È il caso, ad esempio, di Hera, azienda dell’area est dell’Emilia-Romagna, di Publiacqua (che agisce su Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo), di Aimag, della provincia di Modena e dell’Oltrepò mantovano. Nel sito di Amiacque – che serve molte province lombarde – si può stampare una etichetta in pdf, comune per comune, che confronta le analisi dell’acqua del rubinetto con i valori di legge e gli stessi valori (medi) delle acque minerali. Lo stesso accade per Acquedotto Pugliese la cui etichetta, corredata di tutte le analisi, propone persino il marchio "La fontanina, acqua di casa tua". Se in rete non si trovano le analisi, si può chiamare il proprio Comune, e chiedere del responsabile servizio idrico. O ancora chiamare l’Agenzia regionale per l’ambiente della propria regione (Arpa) o anche la Asl del proprio territorio. Entrambi questi enti, infatti sono tenuti al controllo dell’acqua.

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