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Acque minerali, l’affare delle concessioni regionali

Acque minerali, l'affare delle concessioni in vendita per pochi spiccioli

Il volume d’affari delle acque in bottiglia ha ormai raggiunto i 3 miliardi di euro. Tuttavia, sono cifre davvero irrisorie quelle corrisposte dalle società imbottigliatrici alle Regioni per la concessione di sorgenti e terreni. Tra l’altro, il fatto che non esista una legge nazionale in materia, fa sì che ogni Regione abbia regolamenti e canoni diversissimi, col risultato che alcune si fanno pagare in base agli ettari dati in concessione e ai volumi di acqua imbottigliata, altre addirittura prevedono solo un canone per la superficie della concessione, a prescindere dai litri prelevati dal sottosuolo. Ha provato a capirci qualcosa Legambiente che, con uno studio del 2009, è riuscita a concludere che in 9 Regioni (Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Umbria, Veneto) è previsto il pagamento del canone doppio, in base alla superficie della concessione e ai volumi di acqua imbottigliata; in Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna fanno pagare solo sulla base della superficie della concessione; la Regione Abruzzo, invece, ha un sistema di tariffazione forfetario annuo a prescindere da volumi d’acqua e superfici della concessione.
Ok, ma di che cifre stiamo parlando? Irrisorie. Il pagamento in funzione degli ettari oscilla tra un minimo di 1,033 euro per ettaro della Puglia che incassa 1.250 euro l’anno dalle 16 società imbottigliatrici, ai 587,69 euro per ettaro del Veneto. Ma anche quando si paga in base ai litri il costo resta basso, pur variando di molto a seconda dai casi: si va dai 0,3 euro ogni 1.000 litri in Campania, ai 3 euro – sempre per 1.000 litri – del Veneto. Insomma, se la Campania, dove si imbottigliano un miliardo di litri di acqua minerale l’anno, adeguasse il canone a quello del Veneto, potrebbe incassare 2,5 milioni di euro contro i 300mila euro attuali.
Fuori da questo quadro, Toscana e Val d’Aosta che hanno modificato quest’anno le loro leggi di settore e hanno inserito i canoni in funzione dei metri cubi imbottigliati (chiedendo la Toscana fino a 2 euro ogni metro cubo – e facendo uno sconto del 50% a chi imbottiglia in vetro – la Val d’Aosta 1,5 euro).
Comunque – conclude Legambiente – se prendiamo il caso del Veneto, dove il canone richiesto è tra i più alti, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro d’acqua corrisponde allo 0,6% del prezzo finale che noi paghiamo. Il resto se ne va per spese di imballaggio (60%) e poi trasporto, costo del lavoro, pubblicità. "Per cui quando andiamo a comprare l’acqua minerale – conclude l’associazione ambientalista – per assurdo non paghiamo tanto l’acqua, quanto ciò che le sta attorno".

 



Silvia Fabbri

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