Salute e Bellezza

Un coach per tutto, i perché di un successo

Allenatore fotografato di schiena con la scritta “coach”

Cosa fa un coach e cos’è il coaching, uno dei fenomeni del momento? È una relazione d’aiuto professionale nata a fine anni Sessanta nel mondo dello sport, negli States, grazie a Timothy Gallwey (autore del famoso libro “Inner game”), e ora diffusa in tanti settori, dal privato al lavoro. C’è un mercato che brulica di mental coach, gli “allenatori della mente”, e questo in tutto il mondo, Italia compresa, con alcune insidie legate a una professione non normata da specifiche leggi (il coaching e tutte le altre professioni “non organizzate in ordini o collegi” sono comunque disciplinate dalla legge 4/2013 che spinge all’autoregolamentazione), ma che si muove tra consulenze, percorsi di crescita personale, talvolta fabbriche di illusioni alimentate dai “fuffa coach”. Sono coloro che si autoproclamano tali pur non avendo sufficienti conoscenze, capacità ed esperienza. Ma il coaching professionale non è questo. Le tecniche messe in atto da professionisti portano a risultati tangibili e misurabili che ne decretano, a varie latitudini, il successo. Oggi sono molte le figure che lo praticano, compresi gli psicologi. E il campo dei fruitori si allarga alle aziende che ne hanno bisogno per una migliore gestione del personale.

Ma come funziona il coaching?

C’è una persona (coach) formatasi presso scuole e istituti, che supporta un’altra persona (coachee) nel potenziare le proprie abilità personali e professionali. Per capire, pensiamo a due grandi campioni di casa nostra: Marcell Jacobs e Jannik Sinner. Il primo ha tratto, per sua stessa ammissione, enormi benefici dalla sua mental coach arrivando all’oro olimpico. Il secondo, numero uno del tennis mondiale, è dotato di una forza mentale sotto gli occhi di tutti, a cui attinge per fare sempre, o quasi, il punto quando serve e gestire al meglio emozioni e stress. Tuttavia, anche il rosso altoatesino ha un suo mental coach, per quel poco che può aggiungere a un’attitudine innata a lavorare su sé stesso, a non cercare scuse, ad andare continuamente dentro di sé per migliorarsi. Tutte caratteristiche – commenta Riccardo Ceccarelli, che lo allena a un particolare tipo di ginnastica mentale – che accomunano il campione di Val Pusteria ai grandi del passato.

La migliore prestazione

Il coaching pone il focus sulle prestazioni (comportamenti e risultati) e si differenzia dal counseling che si concentra invece sul benessere e sul miglioramento della qualità di vita. Ancora più profondo è il fossato che lo divide da psicologia e psicoterapia, discipline che puntano a individuare e a superare le cause di disturbi e patologie, e sono riservate agli iscritti agli Ordini professi0nali.

Il coaching è organizzato in associazioni riconosciute come l’Icf (International Coaching Federation), l’Associazione Coaching Italia, l’Associazione Italiana Coach Professionisti, e lavora sul presente per arrivare, in tempi brevi, a un risultato concordato tra coach e cliente, i quali sottoscrivono un contratto. Nel caso dello sport, l’obiettivo è ridurre quelle “interferenze” (ruminio, pensieri negativi, ansia, ecc.) che limitano le potenzialità di un atleta allontanandolo dalla sua migliore prestazione possibile.

Credenze limitanti, convinzioni errate, bassa autostima vanno sostituite con un mindset, cioè un approccio mentale, adeguato che favorisca l’espressione delle proprie capacità: ecco un terreno di azione tipico di queste tecniche di aiuto che pescano nella cassetta degli attrezzi della programmazione neurolinguistica, dell’analisi transazionale, dell’ipnosi, del training, della mindfulness. È il coach che, in base al tipo di cliente e di obiettivo concordato, sceglie e adatta gli strumenti da lui ritenuti più efficaci: tecniche applicabili anche alla vita di tutti i giorni, con il life coaching.

Una vita in carrozza

L’etimologia della parola coach ci riporta al cocchiere, colui che guida una carrozza. Il life coach “conduce” le persone a trovare la propria strada, le accompagna verso programmi di autosviluppo, spingendole ad adottare obiettivi sensorialmente basati e “smart”, cioè specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporalmente delimitati. Niente miracoli, insomma, ma il processo va continuamente testato (feedback) secondo il pragmatismo americano da cui il coaching trae ispirazione e sostanza.

L’allenatore della mente ci asseconda verso il desiderato cambiamento, ci guida nella soluzione di un problema o nell’assunzione di consapevolezza che è il primo, difficile passo quando siamo immersi in una situazione da cui non sappiamo come uscire. Manca in questo caso un punto di vista terzo, quello, appunto, di uno specialista che accenda una luce o rovesci il tavolo.

Queste tecniche di sviluppo personale sono ormai patrimonio di tanti, non solo di artisti dello spettacolo in preda ad ansia da palcoscenico o di manager a caccia di leadership. Nelle società occidentali fortemente competitive, e ormai in crisi da tanto tempo, dove l’area del disagio, negli ultimi anni, si è di molto allargata, il mental coach ha lavoro da vendere. E difatti secondo PwC, uno dei più grandi network di servizi al mondo, i professionisti sono aumentati del 51%, tra il 2019 e il 2022, nell’Europa occidentale, raggiungendo in tutto il mondo la ragguardevole cifra di 100 mila. Una folla di allenatori in attesa di una chiamata che, è sicuro, non tarderà.

La parola ai coach

Maria Soldati e Fabrizio Pieroni sono coach di lunga esperienza: «La migliore versione di sé – spiegano – si raggiunge con l’allineamento tra valori e comportamenti». Alcuni esempi chiariscono bene il concetto. «Mi è capitato – racconta Maria Soldati – che una collega venisse da me perché il giorno dopo doveva tenere un corso ed era nel panico. Tempo un incontro e la situazione si è sbloccata. La parolina magica? Nessuna, semplicemente l’ho aiutata a capire le convinzioni limitanti che la inducevano ad avere paura di andare in aula, allineando in lei emozioni, comportamenti, valori e convinzioni».

A Fabrizio Pieroni si è rivolta un giorno una impiegata delle Poste con gravi problemi relazionali con una sua collega, che era anche la cognata. «La situazione si è sbloccata utilizzando il modello delle posizioni percettive – ricorda –, cioè facendole percepire la relazione dal punto di vista dell’altra persona, a partire dalle impressioni che suscitava in lei».

Il livello di successo di questi interventi di coaching è prossimo al 90% rispetto agli obiettivi prefissati, «che devono essere, tuttavia, ben definiti», rimarca Pieroni. «Tanta gente anche di umili condizioni, non solo manager e professionisti, costituiscono la base di clientela nostra e di tanti altri professionisti della materia».

Quanto costa seguire un percorso

Le tariffe di un percorso di coaching dipendono da più fattori fra i quali l’esperienza e la modalità di erogazione, se in presenza o sul web. Mediamente un’ora di seduta costa dai 60 euro fino a cifre molto ragguardevoli per coach del calibro di Julio Velasco, uno dei pionieri. In compenso, un programma si completa generalmente nell’arco di mesi, non di anni, con una decina di sedute o anche meno. Per diventare coach, i prezzi medi di un corso di formazione oscillano tra 2.500 e 4 mila euro. In Italia operano circa 1.800 professionisti iscritti ad associazioni di categoria e, pur in assenza di dati ufficiali, diverse fonti riportano che il 30% delle aziende italiane già li utilizza per sviluppare le competenze dei propri dipendenti, sostituendoli sempre più ai corsi di formazione. Chi vuole frequentare un corso per obiettivi personali può consultare siti come superprof.it, coachingfederation.it, corsionline-pragmaticamente.com, o rivolgersi a una scuola riconosciuta o a nomi referenziati. Scoprirà sicuramente un’offerta ampia anche vicino a casa.

A ciascuno il suo allenatore della mente

Sport coach. Allenatore della mente che affianca l’atleta per migliorarne la performance sul piano mentale.
Life coach. Interviene nel privato per migliorare le relazioni e le capacità comunicative, individuare i talenti e imparare a gestire i conflitti.
Love coach. Si concentra sulla sfera delle relazioni sentimentali e sui legami amorosi.
Business coach. Aiuta manager, imprenditori, addetti alle risorse umane e team di lavoro a raggiungere maggiori risultati aziendali.
Parent coach. Riconosce e sviluppa le competenze genitoriali.
Teen coach. Supporta gli adolescenti nella conoscenza di sé e delle proprie potenzialità.

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Tag: sviluppo, psicologia, formazione, coach

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