Salute e Bellezza

Solo una banale influenza?

donna inlfuenzata

Una banale influenza? Macché. Banale questa malattia non lo è mai stata secondo Massimo Galli, uno dei più noti infettivologi italiani, per anni primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano e autore di oltre 500 pubblicazioni scientifiche internazionali. “Una banale influenza?” (Raffaello Cortina Editore) è appunto il titolo del suo ultimo libro: una vera e propria storia dell’infezione che, da secoli e ogni anno, torna ad aggredirci con sintomi più o meno gravi. Una malattia sottovalutata: «Se si fanno un po’ di conti – spiega – nella storia dell’umanità l’influenza è stata responsabile di più morti di qualsiasi altra malattia infettiva: se la batte con la malaria, la peste e la tubercolosi. Siamo di fronte a un malanno che non merita di essere definito banale anche per il suo impatto nella nostra cultura. Il nome del mese di febbraio deriva da Febris, la dea della febbre dei Romani, e a febbraio, non a caso, si registra il picco dell’epidemia influenzale». 

Professor Galli, quanto è realmente pericolosa oggi questa malattia? Nel nostro paese ogni anno causa circa 8 mila morti, soprattutto anziani. Non sono dovuti all’influenza in sé, ma a complicanze in persone con malattie croniche: ad esempio gli anziani cardiopatici che non ce la fanno a rimanere in compenso cardiaco o che sviluppano una polmonite batterica. Nei bambini, può favorire varie complicanze fastidiose come l’otite batterica. 

Eppure, le vaccinazioni antinfluenzali, nel nostro Paese, sono ancora a livelli insufficienti. È un problema non solo italiano. La percentuale minima di copertura vaccinale indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità nelle persone con oltre 65 anni sarebbe del 75%, una soglia che non è mai stata raggiunta in tutta Europa. I livelli di esitazione rispetto alla vaccinazione antinfluenzale sono sconcertanti. In Italia nel 2021 l’attenzione alle malattie virali generata dal Covid aveva portato la copertura al 65,3%, ma già l’anno dopo il numero delle vaccinazioni è crollato, come se si volesse voltare pagina a tutti i costi, lasciandosi alle spalle non solo la Covid, ma tutte le malattie infettive e tutti i vaccini. Nell’ultima campagna vaccinale per l’influenza in Italia non siamo andati oltre il 56,7% di copertura, con la Lombardia al 55,3%, e percentuali impresentabili nella provincia autonoma di Bolzano, il 38,7%, e in Sardegna, precipitata al 37,3%. 

In generale verso i vaccini c’è una maggiore diffidenza rispetto ad altri farmaci, come mai? Con i farmaci noi italiani non ci facciamo nessun problema, anzi a volte esageriamo, come per gli antibiotici: qualcuno li pretende al primo starnuto. Ma in questo caso ti ritieni malato e rivendichi la cura. La vaccinazione invece viene vista come un’assicurazione contro qualcosa che forse ti può capitare e forse no, e qui intervengono fobie individuali, diffidenze e un atteggiamento culturale sbagliato. È l’approccio “io speriamo che me la cavo”, e chi se ne importa degli altri. La diffidenza verso i vaccini poi è anche un fatto storico che viene da lontano e sconta in un certo senso un peccato originale: per il vaccino contro il vaiolo si prelevò il pus dalle pustole delle vacche, da cui deriva appunto il nome di questi farmaci. L’idea di iniettarsi una sostanza di questo tipo, in un’epoca in cui non c’era alcuna cultura su cosa fossero i batteri e i virus, lasciava sconcertati e sollevò molti dubbi. 

Un effetto arrivato fino ai giorni nostri? Nel 2014 un lotto di un vaccino antinfluenzale venne sospeso dalle autorità sanitarie perché erano mancati tre anziani pochi giorni dopo averlo ricevuto. Una rapida inchiesta appurò che i decessi erano dovuti a cause naturali, del tutto indipendenti dal vaccino, ma la campagna di stampa fece precipitare la copertura vaccinale degli anziani da un già misero 55,4% al 48,6%. Nel 2015 ci sono stati in Italia 49.207 morti in più rispetto al 2014, in gran parte nei mesi dell’influenza. Una ricerca recente sull’atteggiamento dei genitori verso le vaccinazioni dell’infanzia ha appurato che grossomodo i 2/3 dei genitori sono pro-vaccinazione e gli altri si dividono in un 25% di esitanti e in un 5% di contrari. La posizione contraria dei genitori è direttamente correlata a una condizione di vita autopercepita come insoddisfacente dal punto di vista economico e a un livello di educazione più basso.  

È appena partita la campagna vaccinale invernale, che consente di ricevere insieme il vaccino per l’influenza e quello per il Covid. Il Covid è ancora così pericoloso? Nel 2022, quando venivano registrati ancora in buona parte anche se non tutti i casi, in Italia abbiamo avuto 18 milioni e mezzo di infezioni Covid accertate e 47 mila morti: le sembra che il virus fosse diventato più buono? No, quello che è cambiato è l’ospite, cioè noi, che siamo in gran parte vaccinati e dunque più protetti dalla malattia grave. La vaccinazione anti Covid resta raccomandata a sei mesi dall’ultima infezione o dall’ultima vaccinazione assunta, ed è bene farla insieme all’antinfluenzale, sono assolutamente compatibili. Va fatta senza se e senza ma soprattutto dagli anziani, dalle persone immunodepresse e da chi è portatore di altre malattie, condizioni nelle quali la malattia può avere un’evoluzione grave, come la conta dei morti delle ultime settimane purtroppo insegna

Tag: influenza, vaccini, covid

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