Salute e Bellezza

Meditare fa bene alla salute

BONZO_TIBET.jpgI proverbi, si sa, tendono a riportare spesso una saggezza popolare generalista ed esagerata. Eppure quando diciamo «Mens sana in corpore sano» pronunciamo un insegnamento tanto antico quando prezioso: l’igiene della mente e l’allenamento a sopportare lo stress aiutano anche gli altri organi del corpo, cuore in primis, a funzionare meglio e più a lungo. Parola di Lama tibetani, un tempo, e adesso anche della ricerca scientifica, sempre più interessata a studiare gli effetti della meditazione: a ben guardare i risultati sulla recentissima bibliografia scientifica, la massima del poeta e retore latino Giovenale sarebbe un imperativo da prendere seriamente in considerazione.
Studi sugli stati di coscienza autoindotti, per infondere benessere e distacco da pensieri nevrotici e ridondanti, erano già stati intrapresi negli anni Settanta, ma solo adesso gli strumenti della scienza sono in grado di dare risposte più complete. E allora, sulla falsa riga della predicazione del Buddha, così come la riportano i testi moderni, potremmo esibire le «quattro nobili verità» secondo la scienza.
Primo, lo stress è una condizione naturale, e rappre-senta una risposta fisiologica alle emergenze: è uno strumento di cui ci ha dotati l’evoluzione, che si attiva per segnalarci che il corpo è sottoposto a situazioni potenzialmente pericolose. Secondo, questo campanello d’allarme biologico svolge bene la sua funzione se “suona” per breve tempo. Se invece è prolungato diventa dannoso. Per l’appunto, proprio come un allarme. Terzo, è possibile educare il corpo a sopportare e smorzare lo stress nel tempo, con la meditazione. Quarto, meditare coccola il corpo non solo in caso di stress acuto o cronico, ma i suoi effetti si ripercuotono, nel lungo periodo, a beneficio di tutto il laboratorio chimico che lavora incessantemente nel nostro corpo.
Per la prima volta anche l’Italia, dopo decenni di monopolio straniero nel campo delle ricerche sulle basi scientifiche della meditazione, ha riportato dall’India risultati sorprendenti. A guidare le operazioni è stato l’Istituto di fisiologia clinica di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), di concerto con l’Università e il Centro Extreeme della Scuola superiore Sant’Anna, che si trovano nella città toscana. Sul banco del fisiologo Angelo Gemignani, da quest’anno, si sono ammassate montagne di dati e informazioni raccolte l’anno scorso durante il monitoraggio dei Lama tibetani che hanno dato il consenso alla ricerca. Il completo lavoro di interpretazione sarà lungo e complesso, ma è già possibile svelare qualcosa.
Alla lente di medici e ricercatori c’è il proverbiale anello mente-corpo: possiamo davvero influenzare la nostra fisiologia con il pensiero? “È una realtà”, risponde Gemignani, che racconta l’affascinante avventura assieme al suo staff: “Abbiamo trovato conferma dello stretto legame tra il respiro e la funzionalità del cuore, un legame modulabile ed educabile così come insegnano le tecniche di meditazione orientale: concentrando l’attenzione sulla respirazione ognuno di noi è in grado di variare il ritmo e altri parametri cardiaci”. Il sistema cardio-respiratorio è in un punto di equilibrio estremamente importante per la buona funzione dell’intera fisiologia e che, secondo i ricercatori, rende massime le prestazioni del corpo quando lavora in sincrono, ovvero quando battito del cuore e frequenza del respiro scandiscono lo stesso ritmo. Proprio come in una orchestra jazz: se tra la batteria e gli strumenti a fiato c’è buona coordinazione, il risultato è una sinfonia piacevole e armoniosa.
“È qui che entra in gioco la nostra mente – continua il ricercatore –. Sebbene infatti non siamo in grado di dare direttamente istruzioni al cuore, siamo però in grado di accelerare o rallentare il respiro volontariamente, e questo si ripercuote, a livello profondo, sul battito”. Se cuore e diaframma s’intendono sul ritmo il nostro corpo suona buona musica, creando immediatamente uno stato di rilassamento.
Potremmo meditare una tantum, ma sarebbe prezioso imparare a farlo regolarmente perché, con un po’ di tempo, diverrebbe spontaneo. Si possono così ottenere benefici non semplicemente in emergenza, come di fronte a un attacco di panico, ma anche nel lungo periodo. Educando quotidianamente la fisiologia dall’esterno, con un po’ di esercizio, possiamo diventare i vigili urbani del complesso traffico che sottende la fittissima viabilità dell’organismo.
“Lo stress – continua Gemignani – è una risposta adattiva di fronte a situazioni di pericolo, un retaggio molto antico risalente all’uomo delle caverne che necessitava di una pronta risposta del corpo”. Così, per esempio, davanti a una fiera o a un predatore, il cervello dell’uomo di un tempo innescava il panico attraverso la liberazione di ormoni come l’adrenalina, che ha funzioni specifiche utili alla fuga, o altri che favoriscono l’aumento del tono muscolare per correre più veloci o il consumo di ossigeno per generare più energia. Sebbene oggi non abbiamo più a che fare con tigri e leoni, il cervello funziona in gran parte ancora come un tempo.
E dal momento che la società in cui viviamo ci espone a continue sollecitazioni ed emergenze, le molecole dello stress vengono liberate ancora automaticamente.
Cambiano i tempi e lo stress cam-bia maschera. Un esempio su tutti lo riporta uno studio danese del Centro Lars Andersen di Copenaghen, secondo cui l’aumento di responsabilità, come per esempio una promozione sul lavoro, non sempre è gratificante, ma è anche veicolo di apprensione. Lo stress, in generale, ci espone a un rischio maggiore di ictus e malattie cardiache.
Normalmente ci accorgiamo da soli se non siamo sereni, ma più spesso lo stress ha meccanismi subdoli, e ne accusiamo i colpi solo una volta che ci sentiamo prostrati. E allora ecco un consiglio. Secondo i fisiologi di Pisa il sintomo principale da tenere d’occhio è la qualità del sonno: “Se alla mattina, pur avendo dormito una giusta quantità di ore, ci sentiamo spossati probabilmente è colpa di uno stato di stress persistente”. Lo studio danese riporta che a essere più esposte allo stress sono persone istruite e di classe sociale elevata. Le basi scientifiche della meditazione non sono quindi solo un mezzo per dar ragione a un hobby e al tempo libero di qualche appassionato, ma un punto di partenza importante per tradurre dalla saggezza antica una pratica più che mai importante nella società contemporanea.
La fisiologia e le neuroscienze (vedi il box nelle pagine precedenti) con l’evoluzione delle tecniche di neuroimaging che “fotografano” il cervello in azione, negli ultimi dieci anni hanno fatto passi estremamente rilevanti nell’esplorazione del cervello, tempio inviolabile della chirurgia, scoprendo la relazione biologica tra disturbi mentali e cause organiche. È soprattutto dallo sviluppo e dalla collaborazione tra queste discipline che nei prossimi anni la medicina potrà mettere nero su bianco le regole e i rapporti del misterioso, impalpabile, anello tra mente e corpo.

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