Salute e Bellezza

Gli integratori funzionano per davvero? Dipende…

Una donna seduta al tavolo della cucina versa pillole da una bottiglia bianca, chiedendosi: gli integratori funzionano?.

A tutti sarà venuto il dubbio. Ma gli integratori funzionano? Sulla loro reale efficaciaesistono posizioni diverse e sfumature anche nel campo della medicina convenzionale. Ciò che sappiamo di questi prodotti considerati “complementari” – sui quali trovi qui un ampio sevizio – non sempre, infatti, è stato dimostrato in maniera rigorosa. E le opinioni degli esperti sono molto varie.

Il fitoterapeuta olistico

Partiamo da Marcello Iriti, biologo nutrizionista, responsabile del Laboratorio di nutraceutica e fitoterapia della Statale di Milano. Definisce la propria visione olistica, basata su evidenze scientifiche. «Funzionano? Dipende. Ci sono indici e criteri per affermarlo. Il primo è fare riferimento agli health claims, le indicazioni nutrizionali dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, riportate sulle confezioni. Prendiamo ad esempio la melatonina, che gode di ampia letteratura a supporto. Ci sono due health claims ammessi, con dosaggio 1 mg, relativi alla sindrome da jet lag che la melatonina può alleviare e alla riduzione del tempo per prendere sonno. Un altro health claim che può essere usato riguarda i polifenoli dell’olio di oliva che inibiscono il colesterolo cattivo, contribuendo al benessere cardiovascolare. Il mio primo consiglio è dunque di fare riferimento agli organismi regolatori. Noi siamo stati tra i primi, in Italia, come gruppo universitario, a declinare l’evidenza scientifica su prodotti fitoterapici e integratori. Propoli ed erisimo funzionano come antisettici delle alte vie respiratorie ed energizzanti, ci sono studi di alto livello a dimostrarlo. Ultimamente i test clinici che abbiamo fatto con la piperina, principio attivo del pepe nero, hanno mostrato che migliora il dolore neuropatico a livello del cavo orale. Tutto ciò che è venduto in Italia – continua il professore – non è comunque nocivo, poiché controllato da Aifa e ministero della Sanità. Sui fermenti lattici non credo ci possa essere scetticismo: oggi si sono aggiunti i simbiotici, unione di pre e probiotici, ad aumentare l’azione di rinforzo della flora batterica. Vorrei inoltre citare il cromo picolinato per abbassare livelli di glucosio nel sangue, mentre sui fitoestrogeni per le sindromi post-menopausali inviterei alla prudenza, perché possono avere controindicazioni nell’adenocarcinoma mammario. C’è tanta letteratura scientifica anche sui betaglucani contenuti nella fibra di avena e sui fitosteroli per il controllo del colesterolo Ldl. E buonissime evidenze sugli Omega 3, i più studiati di tutti, utilissimi come cardio e neuroprotettivi. L’uomo non può vivere senza, e un’integrazione può essere utile là dove i prodotti ittici, che costituiscono la fonte essenziale, non vengono consumati almeno due volte a settimana».

Integratori, indicazioni per l’uso

A un uso attento e ponderato invita Stefano D’Alessandro, biologo dell’Università di Torino: «Gli integratori alimentari possono essere utili – dice – per sostenere condizioni fisiologiche specifiche o diete particolari (vegetariana, vegana, chetogenica), ma in Italia vengono assunti anche quando non necessari. Nel nostro Paese si hanno in media una sovralimentazione e una dieta sbilanciata, che possono portare a malnutrizione per quanto riguarda i micronutrienti, per cui è bene chiedere il parere di un professionista della nutrizione: potrà stilare un regime equilibrato in base alle preferenze del paziente ed eventualmente raccomandare l’uso di integratori».

Altri medici mettono più decisamente in guardia dai facili entusiasmi rispetto a integratori presi per esempio per contrastare il colesterolo sopra i 300 mg/dl o una osteoporosi allo stadio avanzato. Enfasi e aspettative che non trovano riscontro nei dati scientifici disponibili. È questa la posizione di Silvio Garattini e dell’Istituto Mario Negri di Milano. In particolare sui multivitaminici – tanto usati – non si trovano dati sui presunti effetti benefici che avrebbero anche sulla riduzione della mortalità, la prevenzione di tumori e delle malattie cardiovascolari, nonché il miglioramento delle capacità cognitive. «Ad oggi non ci sono evidenze robuste e di lungo periodo sugli effetti benefici delle vitamine nella popolazione sana», si unisce la Fondazione Umberto Veronesi.

«L’errore primordiale è quello di considerarli medicinali naturali – osserva Fabio Firenzuoli, direttore del Crefit, Centro di Ricerca e di Eccellenza in Fitoterapia e Medicina Integrata presso l’Istituto Fanfani di Firenze – magari di livello inferiore. Invece no. Hanno un ruolo diverso e controlli diversi dai medicinali. Detto questo, oltre alla funzione di integrare possibili carenze non colmabili con la normale alimentazione, sono utili anche nel mantenere il benessere di un organo o di un apparato. Volendo pensare a qualche pianta che serva a mantenere una buona funzionalità del tubo digerente, riducendo al tempo stesso i fastidi correlati a uno stato infiammatorio, le prime, sicure ed efficaci, sono senz’altro le “banali” malva e camomilla. Impossibile eliminarle dagli integratori. E se da parte delle autorità sanitarie vi fossero controlli adeguati, e avvertenze obbligatorie in etichetta, molte altre potrebbero stare di diritto in questa categoria. Anche per alleviare i comuni sintomi da raffreddamento, come ad esempio il timo, la propoli e alcuni oli essenziali, ricchi di terpenoidi e polifenoli».

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop.

Tag: Salute, benessere, bellezza, integratori

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