Salute e Bellezza

Cosa sono le neuroscienze. Viaggio alla scoperta del cervello

Grazie ai progressi delle tecnologie della diagnostica per immagini come la functional Magnetic Resonance Imaging (fMRI) o la tomografia a emissione di positroni (Pet), solo recentemente è stato possibile aumentare le conoscenze sul rapporto tra mente e cervello. Sono installati in pochi esemplari nel mondo, in Europa, e anche in Italia, apparecchi per la risonanza magnetica ad alto campo che consentono di apprezzare cosa “si dicono” neurone e neurone.
Con questi potenti tomografi stiamo dunque rivelando i sibillini significati dei messaggeri chimici (neurotrasmettitori e ormoni) cogliendo finalmente la coerenza tra realtà psichica e realtà fisica, o come le chiamava Cartesio, res cogitans e res extensa. Per pace del filosofo francese i neuroscienziati hanno così dato un taglio netto a questa dicotomia, mostrando come la mente emerga da un supporto organico, ovvero i nostri neuroni. Insomma, esemplificando un poco, diremmo che come il fegato produce la bile, il cervello produce il pensiero.
Per i più scettici si tratta di una visione superficiale sul funzionamento del nostro “computer” centrale. Arnaldo Benini, docente di neurochirurgia e neurologia all’Università di Zurigo, sostiene che parlare di una relazione tra mente e materia è istintivamente sentito riduttivo e percepito come una minaccia al significato della vita. «In realtà – spiega – le scienze non minacciano nulla. Se l’umanità, da quando è autocosciente, ha sentito il significato della vita come la forza decisiva dell’esistenza, non si vede perché dovrebbe smarrirlo ora che i meccanismi della conoscenza del cervello hanno mostrato che la coscienza è un evento naturale».
Inoltre con le neuroscienze la medicina oggi ha una lente in più sui fini meccanismi che causano malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e Sla, invisibili a occhio nudo e inaccessibili ai bisturi. Guardare il cervello con la risonanza magnetica ad alto campo «è come vedere da un satellite l’isola di Manhattan – racconta lo psichiatra Pietro Pietrini, in forze all’Università di Pisa -, ma non soltanto la sua geografia. Piuttosto, anche come è organizzato il traffico, cosa fanno gli abitanti, a che orario entrano ed escono dagli uffici, cosa fanno nel tempo libero». Le nuove conoscenze sul cervello ci stanno mettendo nella condizione di porre su base scientifica alcune questioni fino ad ora abbordabili soltanto dalla speculazione filosofica.

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