Cibo è cultura

Viva la tavola di Natale (che non sarà mai un tavolo)

Ci avete fatto caso?  Da un po’ di tempo, “tavolo” è diventato sinonimo di “discussione pubblica”. Se l’associazione degli industriali vuole parlare con i sindacati, organizza un tavolo. Se un partito vuole allacciare rapporti con un altro, organizza un tavolo. Apro a caso internet, alla voce “tavolo”. Oggi (11 novembre) la prima notizia di cronaca è che il capo del governo ha lanciato un messaggio all’opposizione dichiarando finito «il tavolo dei rinvii».

Passo al dizionario, e leggo che un tavolo «è un mobile costituito da un piano orizzontale di legno, metallo, plastica o altro materiale rigido sostenuto da tre, quattro o più gambe, di forma e dimensioni diverse a seconda dell’uso a cui è adibito». Di che forma saranno i tavoli di cui sopra? Sicuramente, non rotondi. Li si vede nei servizi del tg: tavoli rettangolari, più o meno lunghi a seconda del numero di persone che si incontrano a discutere. In ogni caso, tavoli che dividono: noi di qua, voi di là. In ogni caso, tavoli di scontro (da cui possono scaturire possibili incontri, cioè accordi). In ogni caso, tavoli in cui si parla. In tavoli come questi, la bocca serve per parlare.

E sono i tavoli al maschile.

Poi ci sono le tavole. Al femminile. Qui la bocca serve per mangiare (o per parlare, ma soprattutto di cibo). Sono le tavole della convivialità, del mangiare insieme – come gli uomini hanno sempre amato fare: «animali sociali», li definì Aristotele. Anche queste tavole possono essere un luogo di scontro (sono il luogo ideale per avvelenare un nemico, o colpirlo a morte mentre il vino gli confonde le idee) ma più spesso celebrano, o suscitano, comunità di intenti. Anche queste tavole possono essere rettangolari: per secoli è stata questa la forma preferita, soprattutto nell’alta società. Il rettangolo infatti indica meglio le differenze e mostra in modo semplice, con l’immediatezza dello sguardo, chi sta al centro e chi alla periferia, chi vicino al capotavola e chi più lontano. Il rettangolo serve perfettamente a rappresentare le gerarchie. Per questo la moda della tavola rotonda è venuta tardi, con il diffondersi di quella strana idea secondo cui gli uomini sono tutti uguali. La tavola rotonda cancella la nozione di capotavola, rende uguali le distanze fra i commensali.

Un tavolo di discussione difficilmente sarà rotondo, perché si annullerebbe la distanza fra noi e voi. Ma soprattutto, un tavolo di discussione non sarà mai una tavola, perché le discussioni politiche sono troppo importanti per essere declinate al femminile. Però potremmo rovesciare il discorso: le tavole attorno a cui ci si incontra per condividere il cibo sono troppo importanti per declinarle al maschile. La tavola di Natale non sarà mai un tavolo.

dicembre 2014

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