E’ passato da un pipistrello a un pangolino, dal pangolino all’uomo. Con un salto di specie un virus – un affarino piccolo, una carogna neanche troppo intelligente – ha messo noi, la specie umana, in ginocchio. Ospedali come trincee, caccia alle scorte alimentari con scaffali della pasta nelle corsie dei supermercati desolatamente vuote, salvo qualche mesto pacco di penne lisce. E adesso mobilitazioni per un’imponente campagna vaccinale: parole da guerra perché non ne troviamo altre, perché mai prima d’ora abbiamo avuto così paura di non farcela. Come dai tempi della guerra.

Noi umani stiamo capendo quanto siamo fragili, drammaticamente interconnessi, quanto abbiamo logorato il mondo in cui viviamo. Perché il pipistrello e il suo virus stavano da millenni in una foresta tropicale, uno appeso all’altro e l’altro appeso a testa in giù in una grotta. Noioso forse, ma funzionava. Perché mangiare troppa carne – carpaccio di pangolino compreso – non fa bene alla nostra salute e a quella del pianeta; perché nei polmoni di chi respira aria mista a scarichi di diesel qualsiasi virus fa più danni. Perché un sistema sanitario indebolito dal contagio tra profitti e salute mette tutti più a rischio.

I virologi – che come specie televisiva fino ad un anno fa ci erano completamente sconosciuti mentre adesso sono di famiglia come uno zio saggio – ci hanno spiegato che con il salto di specie un patogeno degli animali evolve e diventa capace di infettare la specie umana. Il salto di specie, loro dicono spillover, è un processo naturale e i miei virologi preferiti sono Ilaria Capua e Massimo Galli. Allora adesso tocca a noi, la specie umana, fare un salto di specie, un’evoluzione nel modo di abitare il pianeta.

Ursula Von der Leyen ha detto che il 2021 sarà l’anno del cambiamento per il nostro pianeta. E per cambiare l’Europa ha messo a disposizione una montagna di soldi mai vista dai tempi della guerra. Più modestamente, ma da un po’ prima, noi di Caterpillar, un programma di Rai Radio2, ci siamo inventati “M’illumino di Meno”, la giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili. Chiediamo di spegnere le luci non indispensabili e di riflettere su come salvare la Terra dall’autodistruzione. Quest’anno sarà il 26 marzo e sarà dedicata a tutti i salti di specie.

È salto di specie passare dalle energie fossili alle rinnovabili. È salto di specie il cappotto termico che riduce i consumi di casa, è salto di specie riciclare, ridurre, riconvertire. È salto di specie la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti fino a rifiuti zero. È salto di specie l’economia circolare. È salto di specie la riduzione degli sprechi alimentari. È salto di specie piantare alberi e rendere le città più resilienti. È salto di specie consumare meno e meglio, è salto di specie investire eticamente. È salto di specie ridurre il consumo di suolo e tutelare il paesaggio. È salto di specie la mobilità sostenibile. È salto di specie il monopattino elettrico, ma non sul marciapiede.

Spegnere le luci quando si esce da una stanza – abbiamo iniziato così “M’Illumino di Meno” 17 anni fa – è ancora un buon salto di specie. Continuiamo a replicarci.

Tag: risparmio energetico, m'illumino di meno

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