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Varietà a tavola. Prima di tutto è questa la regola

Del_Toma.jpgL’attenzione degli adulti per l’alimentazione è  concentrata soprattutto sulle “calorie”, per molti anche sull’igiene e i possibili inquinanti, per altri però è solo una questione di gusto e di tempo disponibile con netto predominio del fast food sullo slow food.

Al riguardo, solo una minoranza di consumatori sa che una delle dieci “Linee Guida per una sana alimentazione italiana”, redatte dalle Società scientifiche del settore sotto l’egida del Ministero della Salute, si intitola: “Varia spesso le tue scelte a tavola”. La monotonia dei soliti piatti, ripresentati senza varianti, con poca o nessuna attenzione alla stagionalità e alle produzioni locali, non soltanto stanca i consumatori ma non trova neppure il consenso dei nutrizionisti.

L’uomo è un perfetto onnivoro e la natura nel dotarlo di un apparato digerente capace di grande adattamento ha previsto che proprio dalla varietà e dall’alternanza delle sue scelte alimentari provenisse la completezza dei nutrienti protettivi di cui ha bisogno (un vasto mosaico di minerali, vitamine, antiossidanti, probiotici, fibre alimentari, ecc.). Ecco perché variare, anche nelle mense scolastiche, aziendali o comunque nelle tante ramificazioni della ristorazione collettiva! Saranno poi le preferenze “consapevoli” e coerenti dei consumatori a stimolare un’offerta industriale di miglior livello, compresa anche  la professionalità del personale.

Bisogna rivalorizzare le varietà stagionali e preferibilmente locali per variare e arricchire di elementi plastici e non solo di teoriche “calorie” quei menù ostinatamente ripetitivi che caratterizzano tuttora la parte meno evoluta della ristorazione collettiva. Per far questo occorre, però, la collaborazione attiva dei consumatori. Non si possono ignorare i progressi degli ultimi decenni nelle conoscenze basilari dell’alimentazione riducendo tutto a un computo ragionieristico delle calorie o alla presentazione quasi pittorica di piatti ben allestiti esteticamente.
La nutrizione è troppo importante e trasversale a tutte le specialità mediche per consentire che se ne parli così tanto, come ai nostri giorni, senza insegnarne a scuola almeno le 10 regole proposte come Linee Guida dai competenti. Ben vengano i cuochi che stanno occupando a tempo pieno i media ma prima avremmo dovuto predisporre nella scuola un’informazione di base che avesse almeno insegnato a capire il linguaggio ermetico delle etichette nutrizionali o a diffidare dei troppi imbonitori dilettanti.

La prevenzione alimentare non può essere imposta ma deve far parte del bagaglio essenziale di notizie proposte dalla scuola. Con i mezzi moderni non occorrono spese insostenibili: basterebbe dotare ogni scuola di un accesso elettronico a un programma informativo, sintetico e fruibile. Purtroppo, se non cresce la cultura nutrizionale neppure gli sforzi della UE per diffondere notizie vere, invece di pregiudizi o ingiustificati rimpianti del passato, riusciranno a scalfire il muro di ignoranza che si oppone al sapere nutrizionale. La pandemia in atto di obesità e diabete impone interventi educazionali e non solo pretestuose divagazioni che scarichino sui singoli cibi i nostri errori comportamentali.

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