Maggio: il mese delle profumatissime rose, delle rosse fragole, dell’incantevole quanto veloce sboccio di colorate peonie, il mese che per eccellenza fa tanto primavera… e quindi delle riniti allergiche, dell’uscire la mattina col cardigan di cotone e del tornare a casa con la broncopolmonite, o per l’aria condizionata in ufficio o per la cena col tavolo fuori “che tanto si sta benissimo”. Maggio è più o meno questo. Per molti. Non per tutti. Non per me!

Io arrivo a maggio con mesi di ricerca, su miliardi di siti, per quello che dovrebbe essere il MIO momento preferito dell’anno! Quella striminzita settimana che mi regalo (o quantomeno ci provo) di assoluto riposo e distacco dall’umanità, in agosto. Lo so, sembra un ossimoro ma, per il lavoro che faccio, in estate le vacanze le posso fare solo in agosto. Siamo pochi, io e il mondo intero. Comitive di amici, coppie innamorate, coppie che non si parlano, genitori separati con bambini, famiglie con bambini, famiglie con nonni e zii e cugini e vicini di casa. E in tutta questa folla ci siamo anche io e tante persone che, come me, vorrebbero regalarsi 7 giorni da SOLE.
Ho superato da tempo il trauma del trambusto, delle persone che gridano ai bambini di non gridare (che meraviglioso corto circuito): auricolari o cuffie viaggiano sempre con me.

La cosa che invece non supero è perché, se viaggio da sola, mangio per una persona sola, occupo lo spazio fisico di una persona sola (anche se non sono esattamente un giunco) mi lamento per una persona sola, perché mi chiedo, perché dovrei pagare per DUE persone?!

Perché, se siamo tanti abbiamo tanti sconti e se decidiamo di ricaricarci le batterie da soli dobbiamo pagare il doppio per la metà del comfort, con camere vista muro e letto singolo? Perché, se cerco di prenotare in ALCUNI ristoranti, alla domanda “quante persone?” con conseguente risposta “solo una” mi viene detto che non ci sono tavoli disponibili? O magari si, ti fanno anche accomodare (sempre vista muro o porta della toilette) ma solo per ordinare ci metti due ore perché sei sola, trasparente! Dati alla mano, l’industria del turismo è nelle mani delle donne che sempre più viaggiano da sole con un valore stimato, da uno studio americano, di due trilioni di dollari entro il 2032. Viaggi avventurosi, alla scoperta di continenti, paesi, capitali, di montagna o mare, viaggi di ogni genere.
E bisogna sempre fare i conti con quale organo vitale devi vendere per regalarti ciò che meriti. Ovviamente vale per tutti, uomini o donne che siano. Il viaggio, il bene che più ti apre la mente e il cuore, ha dei costi sempre più alti se lo fai in solitaria. Certo, ci sono ostelli, certo, ci sono camping, sacchi a pelo e tende da montare e cieli da scrutare… tutto bello. Ma ho 54 anni, l’artrosi alle ginocchia, la schiena non mi aiuta, la cervicale svalvolata e, visto che lavoro da quando avevo 15 anni, non ho figli, non ho compagni, nessuno da mantenere, credo di meritare qualcosa di più.

Altrimenti, quelli che mi dicono “quanto sei fortunata tu che puoi permetterti la libertà di stare da sola, di non dover correre dietro ai figli o ai malumori dei partner!”, esattamente a cosa si riferiscono? Questa libertà dell’essere single, in cosa consisterebbe?

Ah, sì… sono libera di scegliere che organo vendere. Per non parlare di tutte quelle persone che vorrebbero viaggiare con il proprio animale da compagnia. Ecco, loro sono proprio fortunatissimi. Non solo hanno una risicata scelta di strutture pet friendly, non solo pagano per due con la metà del comfort e la stanza vista muro, ma si vedono aggiungere anche i supplementi per la pulizia extra.

In quel caso, gli organi da vendere sono due.

Tag: vacanze, viaggi in solitaria

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