Onlife

Twitter è peggiorato? Adesso c’è Threads

Farabegoli_Threads

Da quando Elon Musk ha acquistato Twitter trasformandolo in X, è opinione comune che l’ambiente di quel social sia molto peggiorato. La riduzione drastica degli staff incaricati di moderare e controllare i contenuti, il rilancio continuo da parte dello stesso Musk di teorie complottiste e controverse, lo sdoganamento di utenti particolarmente aggressivi, hanno generato un’emorragia non solo di utenti, ma anche dei grandi inserzionisti, preoccupati che le loro pubblicità venissero associate a tweet discutibili.
In pochi mesi sono emerse varie app che si proponevano come un’alternativa “pulita” a X, come Bluesky o Mastodon; la piattaforma di newsletter Substack ha attivato Notes, una costola “social” in cui condivi proprie newsletter ma anche discutere e commentare i post altrui; e in­fine a luglio 2023 Facebook ha rilasciato Threads, inizialmente solo negli USA, con l’esplicita intenzione di attirare le persone deluse da Twitter ma in cerca di un’alternativa meno “nerd” e di nicchia.
L’interfaccia e le funzionalità di Threads sono davvero molto simili a quelle di Twitter: si possono scrivere post lunghi ­ fino a 500 caratteri, pubblicare immagini, GIF, link, brevi video, sondaggi e messaggi vocali. I post vengono mostrati in ordine anticronologico, con commenti, “mi piace”, ricondivisioni, citazioni di altri pro­fili e hashtag.
Insomma, tutto quello che già troviamo in ogni altro spazio social, con un algoritmo di selezione contenuti che propone post e profili nuovi in base alle nostre interazioni recenti.

Ciò che ha favorito la rapida ascesa di Threads è il suo legame stretto con Instagram: anche se lo si usa da una app distinta, per aprire un account Threads bisogna avere un profilo Instagram, e all’attivazione il tasto “segui gli stessi profili di Instagram” fa sì che ci si ritrovi da subito all’interno di una rete già familiare, invece di doverla ricostruire da zero. Io peraltro sconsiglio di seguire tutti quelli che già si seguono su Instagram, perché Threads si presta a contenuti e dinamiche diverse, meno “visuali” e più “testuali”.
Per il momento dentro a Threads non c’è pubblicità e in generale l’atmosfera sembra essere più favorevole a conversazioni, anche lunghe, che richiamano un certo spirito pioniero ed esplorativo dei primi anni dei social network. Quanto durerà questo “stato di grazia” non è dato saperlo, ma dal mio personale osservatorio ho effettivamente visto una massiccia migrazione di profili “interessanti” da X-Twitter a Threads, e ho l’impressione che questo non sarà un fuoco di paglia sullo stile di Clubhouse o BeReal. Intanto, nelle prime settimane di uso di Threads si sono moltiplicati post i cui autori “si presentavano all’algoritmo”, elencando i propri interessi con l’obiettivo di farsi suggerire profili affini. Funziona? No, è l’ennesima leggenda che si propaga di utente in utente, come certe catene Facebook.

Tag: , instagram,

Condividi su

Lascia un commento

Dicci la tua! Scrivi nello spazio qui sotto cosa pensi dell’articolo, la tua opinione è importante per noi.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Ho letto la policy privacy e accetto il trattamento dei miei dati personali

Iscriviti alla
newsletter

di Consumatori

Ricevi ogni mese via mail la rivista digitale e le notizie più interessanti

;