Secondo lei

Sentirci in colpa per ciò che siamo? Sbagliato

vignetta mani con dito che indica una persona

Si dice che i sensi di colpa nascono quando si viola una norma, quando si fa qualcosa di sbagliato pur sapendo perfettamente che non la si sarebbe dovuta fare, quando c’è qualcuno che soffre a causa nostra. Si dice che la colpa è sempre la conseguenza di un’azione o di un comportamento, di un’omissione o di un’assenza. Si dice, appunto! Perché poi, nella realtà, è sempre tutto molto più complicato. E allora capita spesso di sentirsi in colpa pure per ciò che si è (o non si è). “Sono sbagliato”. “Sono fatto male”. “Sono inadeguato”. “Sono cattivo”. E allora ci si incarta da soli, convincendosi che tutto quello che ci succede non sia altro che la conseguenza (più o meno) inevitabile di un errore di fabbrica. “È logico che se ne vada via”. “È ovvio che mi abbandoni”.

Ma in che senso? Perché? Che c’entra la perdita con il “demerito” della propria natura? In realtà, non c’entra niente. Esattamente come non è mai perché “ce lo meritiamo” o perché “siamo stati bravi” che qualcuno resta, ci ama, ci accetta, ci sopporta. Si può fare assolutamente tutto ciò che è in proprio potere e poi perdere l’uomo o la donna che si amano. Così come possiamo non fare assolutamente nulla, e renderci conto che l’altro, nonostante tutto, non se ne va via. Anche semplicemente perché, quando si parla dell’amore, si parla sempre e solo di riconoscimento, ossia di accettazione di ciò che si è e di ciò che, nonostante tutti gli sforzi, non si sarà mai.

Attenzione, però. Non sto dicendo che non si possa fare nulla per smussare gli angoli più spigolosi del proprio carattere, o per imparare a relativizzare alcune cose. Sto solo dicendo che non possiamo sentirci in colpa per quello che siamo, per le nostre fragilità o per le nostre debolezze, talvolta persino per quel pizzico di follia che ci portiamo dentro. Perché le fragilità e le debolezze ce le hanno tutti. E, forse, non c’è nessuno che non porti dentro di sé anche un pizzico di follia. Quindi, se qualcuno se ne va via perché, secondo lui (o lei), non andiamo bene, è senz’altro meglio così. Tanto, con persone di questo genere, lo sforzo non sarebbe mai proporzionato o sufficiente, non basterebbe mai, non saremmo mai all’altezza delle sue aspettative. E l’unica cosa che può accadere è sentirsi sempre più in colpa. Fino al dramma della perdita.

Quando parliamo di amore, ma più generalmente dell’esistenza umana, il problema è la tolleranza. Che è poi sempre legata all’accettazione, e quindi anche (e soprattutto) al rapporto che stabiliamo con noi stessi, prima ancora che con gli altri. Capendo una volta per tutte che non è vero che se lui o lei non ci guardano, allora non esistiamo. Non è vero che se lui o lei non ci rispondono, allora scompariamo. Non è vero che se lui o lei non ci amano e se ne vanno via, allora è colpa nostra. Se anche nell’amore tutto fosse legato al merito, allora non varrebbe nemmeno la pena di amare. Se fosse per colpa nostra che una storia finisce, allora non resterebbe altro che lasciarsi andare al nulla, e accompagnare la caduta con la disperazione di chi non ha più alcuna risorsa.

Tag: amore, colpa

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