Negli ultimi mesi sono arrivati in Italia due nuovi farmaci per la cura dell’obesità: Semaglutide e Tirzepatide. Semaglutide è stata approvata e commercializzata nel mercato nordamericano più di 3 anni fa, ma solo nell’estate 2023 arriva in Europa, mentre Tirzepatide è stata più rapida nell’arrivare nel Vecchio Continente. Il costo di Semaglutide nel mercato nordamericano è attorno ai 1.000 dollari al mese (ovvero altrettanti euro) e i risultati commerciali hanno creato un caso di macroeconomia: la capitalizzazione dell’azienda a fine 2023 ha superato il Pil della Danimarca, da cui il farmaco proviene.
Il costo di Semaglutide e Tirzepatide
Un successo di tale portata ha diverse spiegazioni, una delle quali è che, per la prima volta, è disponibile una terapia farmacologica per l’obesità seria, in grado di dimostrare anche effetti protettivi sul sistema cardiovascolare (infarti/ictus), oltre a essere oggetto di studio per gli effetti protettivi su reni, fegato e cervello. Vi sono effetti collaterali, che possono rendere anche intollerabile la terapia stessa, tuttavia, mediamente, i vantaggi per la salute del paziente affetto da obesità sono più rilevanti, associati a un calo di peso medio che varia dal 10 al 15% del peso iniziale.
Fortunatamente in Italia il costo di Semaglutide è minore, con prezzi che vanno dai 220 ai 380 euro a seconda della posologia, tuttavia tale terapia va mantenuta: vi sono studi con dati di efficacia fino ai 4 anni, ma la sospensione è associata alla ripresa di peso. Tirzepatide, la molecola più recente, prodotta da una diversa casa farmaceutica, mostra dati di calo di peso ancora migliori, che vanno dal 15 al 25% di peso perso rispetto a quello iniziale; i costi sono di 340 euro per le posologie più basse e supereranno, verosimilmente in quanto nel momento in cui scrivo non è ancora sul mercato, i 500 euro al mese.
Questo pone problemi di accessibilità della cura dell’obesità, una malattia che sappiamo essere cronica e recidivante, poiché i costi non sono coperti dal Sistema sanitario nazionale. Una considerazione è che la notevole richiesta, nonostante i prezzi elevati, è la dimostrazione di quanto sia difficile per il paziente obeso trovare cure efficaci per la sua malattia: spenderebbe volentieri i propri denari in altri modi se non fosse così difficile curarsi.
Obesità infantile, noi primi in Europa
L’Italia è tra i primi posti in Europa nell’incidenza dell’obesità infantile, e i ragazzi hanno l’80% circa di probabilità di rimanere obesi anche da adulti. Dunque sarebbe molto meglio evitare fin da piccoli un accumulo di peso in eccesso, piuttosto che dover affrontare la cura di una malattia così costosa, non solo da un punto di vista economico, per il paziente. La seconda considerazione viene dalla lettura di un recente articolo del dottor Riccardo Dalla Grave, uno dei più importanti esperti in Europa sui disturbi del comportamento alimentare: l’utilizzo di questi farmaci deve essere valutato con attenzione in quei pazienti, affetti da obesità, che hanno un approccio disfunzionale con le diete, alternando momenti di restrizione rigida ad altri di disordine o compulsività. La dieta non è una performance ma una terapia, la vera sfida è nel lavoro di equipe per ottenere cambiamenti dello stile di vita sostenibili nel lungo periodo; i farmaci possono essere di aiuto, tuttavia la comunità scientifica deve sforzarsi di trovare strategie per stabilizzare i risultati, senza per forza dover mantenere per sempre il supporto farmacologico.
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