Che faccia caldo d’estate o freddo d’inverno, la nostra casa è il guscio di protezione che mantiene il giusto comfort. Ma lo fa al prezzo dell’energia per alimentare un impianto di raffrescamento o riscaldamento e delle relative emissioni di gas serra che alterano il clima. Il fatto è che gran parte dei nostri 9,3 milioni di case unifamiliari e dei 31 milioni di alloggi sono dei colabrodo energetici: edifici vecchi, costruiti quando le tecniche di isolamento termico erano limitate e per questo quasi tutti appartenenti alle classi Ape (Attestato di prestazione energetica) più basse, la “F” e la “G”.  Da anni disponiamo invece di materiali e di protocolli di certificazione della qualità energetica come “CasaClima” o “Passivhaus”, che permettono di raggiungere le massime prestazioni della classe “A”. In questo caso le spese di riscaldamento e raffrescamento possono essere abbattute di più dell’80 per cento, con evidenti vantaggi sul bilancio familiare e sull’ambiente.

Lo Stato, consapevole che la riqualificazione energetica degli edifici porta grandi vantaggi, diminuisce le emissioni nazionali, aumenta l’indipendenza energetica, dà impiego a un’enormità di  progettisti e artigiani e fa emergere il lavoro nero, ha da tempo introdotto varie forme di Ecobonus – come lo sgravio fiscale del 65 per cento in 10 anni – seguiti più recentemente dal famoso “110 per cento”, un provvedimento ancora più favorevole che permette di scaricare tutta la spesa effettuata, trasferendola a soggetti terzi e quindi aiutando anche chi non dispone di liquidità. Troppo bello per essere vero, e così abbiamo combinato il classico pasticcio all’italiana: una burocrazia eccessiva e snervante per aprire i cantieri, delle scadenze troppo ravvicinate che hanno obbligato a corse estenuanti per stare nei tempi (con conseguente esaurimento di materiali e mano d’opera) e, dulcis in fundo, la retromarcia del Governo sulla cessione del credito ha seminato il panico tra proprietari e operatori dell’edilizia. Insomma, quanto basta per non fidarsi più di questi provvedimenti, lanciati con le migliori intenzioni ma poi applicati con le peggiori modalità. Dobbiamo quindi abbandonare il progetto di realizzare il cappotto e cambiare i serramenti alla nostra casa? A mio parere no, questa deve rimanere una priorità oltre che ambientale, anche per garantire una resilienza individuale in tempi difficili, sia per l’approvvigionamento energetico (il conflitto russo-ucraino potrebbe creare delle vere e proprie interruzioni delle forniture), sia per i suoi costi fuori controllo. Dopo aver verificato l’eventuale possibilità di applicare uno dei vari Ecobonus in vigore, riflettete sul vantaggio per la vostra sicurezza e il vostro comfort: certi servizi non hanno prezzo e ce ne accorgiamo solo quando mancano. E poi, pure grazie al più rapido ammortamento derivante dall’aumento dei prezzi energetici, anche in mancanza di incentivi, conviene rinunciare a una vacanza per cappottare la vostra casa, trasformandola da un colabrodo a una cassaforte energetica.

Tag: cappotto termico, ecobonus, caro bollette, risparmio energetico

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