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Ruolo dei privati e beni culturali tra tutela e valorizzazione

Il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha appena riformato una parte consistente delle competenze e dei compiti all’interno del suo Ministero, distinguendo la tutela dalla valorizzazione dei beni culturali. Un attimo dopo si è scatenato l’inferno: le Soprintendenze archeologiche scavalcate e depotenziate dopo decenni di valorosa lotta per la tutela. Ma come stanno le cose in realtà? E dobbiamo temere per la tutela del nostro patrimonio più importante, i nostri gioielli di famiglia? Più in generale, questa riforma consentirà a gruppi privati di entrare nella gestione dei beni culturali? E ciò è un bene o un male?

Bisogna sempre premettere che questo insieme eccezionale di valori portanti dell’intera nazione Italia, è scampato alla distruzione grazie agli sforzi di donne e uomini coraggiosi di quel benemerito pezzo dello Stato che sono le Soprintendenze, fatte da persone che hanno dedicato le proprie esistenze alla missione della tutela. Purtroppo, però, l’Italia non spende quanto dovrebbe per i Beni culturali (circa la metà rispetto agli altri paesi) e così molto resta ancora da fare. Prendiamo come esempio l’Appia Antica:  molti sono i monumenti chiusi o privati, e molti quelli che avrebbero bisogno di restauri costosi, per non dire dell’ultimo tratto della strada romana che deve ancora essere scavato. E poi c’è il traffico veicolare selvaggio e  irriguardoso che sfregia tutto il contesto. Insomma, l’Appia versa in cattive condizioni e non ci sono denari pubblici a sufficienza per porre rimedio. Può, in questo caso, intervenire un gruppo privato a sostegno degli interventi di tutela, conservazione e della gestione che resta comunque in capo ai soggetti pubblici (MIBACT, Regione, Comune)? La mia risposta è sì, certo che può e, in qualche modo, deve. Pena il perdurare di uno stato di cose vergognoso che ci vede corresponsabili se non vi poniamo riparo.

Come potrebbero cambiare le cose in questo caso? Immaginiamo una Via Appia Antica finalmente libera dalle auto private, con varchi elettronici e percorsi ciclopedonali, restauro dei punti informativi (nessuna nuova cubatura), restauro dei monumenti e magari biglietto unico. E se un gruppo privato lo comprende, lo condivide e lo sostiene, ma per quale ragione ci si deve opporre? Peraltro gli interventi dei “mecenati” potrebbero anche non avere come unico obiettivo quello della monetizzazione immediata, ma, al contrario, avere il respiro assai più lungo di un intervento per la comunità. In questo caso non ci sono lati oscuri, c’è solo un supporto finanziario privato ad interventi progettati e realizzati dal pubblico, con un obiettivo chiaro e semplice. Il concetto di valorizzazione va inteso nella sua più vasta accezione, cioè quella di dare la possibilità a tutti di godere oggi e tramandare alle future generazioni, beni comuni che sono patrimonio dell’umanità. Certo, se tutto fosse possibile solo con interventi statali saremmo tutti più felici, ma, visto che ciò non è possibile, perché rassegnarci all’inazione e al degrado?

marzo 2016

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