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Rinucleare? Tanti motivi per dire: no, grazie

Mentre autorevoli voci di scienziati competenti (Margherita Hack, che è un’astrofisica) e meno competenti (Umberto Veronesi, che è un medico) si dichiarano a favore dell’energia nucleare, già prima della tragedia della centrale atomica di Fukushima, la campagna pubblicitaria del Forum nucleare italiano è stata dichiarata ingannevole dal Giurì sulla pubblicità. Si tratta, in ultima analisi, di due facce, entrambe ingannevoli, della stessa medaglia, quella che vorrebbe l’energia nucleare ultima chance per il popolo degli uomini sulla vecchia Terra. Oggi più di ieri non c’è alcuna ragione per tornare al nucleare e i dubbi sono semmai aumentati.
I costi sono, in proporzione, incrementati: una centrale necessita di 8-9 miliardi di euro che non si capisce bene quale investitore privato possa mettere in campo. Secondo Moody’s il prezzo medio dell’energia nucleare è più elevato del gas (+26%), ma anche dell’eolico (+21%), arrivando alla media, per MWh, di 151 dollari. In realtà noi sapremo quanto costa esattamente 1 kWh prodotto per via atomica solo quando il primo kg di uranio della prima centrale nucleare al mondo sarà reso innocuo. Cioè più o meno fra 30.000 anni. Sono le spese di smantellamento e di inertizzazione delle centrali e delle scorie, le “esternalità” nucleari, del tutto comparabili a quelle di petrolio o carbone: costi sociali che pagano i cittadini in termini di sanità e benessere.
La congiuntura è peggiorata rispetto a 25 anni fa: la tecnologia è ancora sostanzialmente quella di Fermi degli anni Quaranta e non esistono impianti nucleari di “quarta” generazione. I problemi e gli incidenti rimangono e non esistono ancora reattori intrinsecamente sicuri. L’uranio poi non può evitare la dipendenza dall’estero, visto che non ne abbiamo nel sottosuolo patrio e che le riserve mondiali sono valutate in 5 miliardi di tonnellate, che basteranno, forse, per ancora mezzo secolo, se non si accendono nuovi impianti.
Non è stato ancora risolto il problema delle scorie: non esiste al mondo nemmeno un sito definitivo per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Non si sa poi bene dove costruire la prossima centrale in un paese che è sismico, soggetto a rischio idrogeologico e vulcanico, oltrechè densamente popolato. Una nuova centrale EPR necessita di oltre 65 metri cubi al secondo di acqua e non si sa nemmeno se il Po possa sostentarla in eventuali periodi di secca. Resta il mare, con tutti i problemi che si possono immaginare.
Il ricorso al nucleare è una scelta di grossi gruppi industriali supportati dalle banche d’affari, che non tiene in nessun conto l’ambiente e le esigenze dei cittadini. Efficienza energetica nella produzione e negli usi finali dell’energia, migliore coibentazione di case e palazzi (1/3 dei consumi totali, che può essere ridotto del 50-70% senza perdite di benessere, ma solo costruendo meglio e isolando termicamente), eliminazione degli sprechi, risparmio energetico, decentramento: questi sono i comandamenti da seguire oggi. Aspettando magari un nucleare senza scorie o l’idrogeno che verrà.

Mario Tozzi

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