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Rinnovabili. Incentivi veri e caso italiano

In questo sciagurato paese non si riescono proprio ad evitare spettacoli penosi, come quello sulla riduzione o addirittura sull’ipotizzata eliminazione degli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili. Prima di tutto domandiamoci se gli incentivi servono. La risposta è sì: se si vuole far decollare l’energia pulita e rinnovabile gli incentivi occorrono, magari limitati alla prima fase, ma occorrono. Del resto questo accade in tutti i paese del mondo: in Germania il Piano nazionale fonti rinnovabili consegnato a Bruxelles prevede, al 2020, di avere un installato cumulativo solare fotovoltaico di 52.000 MW (nel 2010 erano 16.000, in Italia oltre 3.000) e di produrre 41TWh/anno di energia elettrica dal sole.
Complessivamente la Germania produrrà al 2020 da rinnovabili 216 TWh. L’obiettivo europeo sulle rinnovabili per i tedeschi, sempre al 2020, è fissato al 18%, ma loro contano di superarlo e arrivare al 19,6%, così suddiviso: 38,6% nel settore elettrico, 15,5% nel termico; 13,2% nei trasporti. Nel 2010 i tedeschi hanno pagato in bolletta circa 9 miliardi di Euro per incentivi alle rinnovabili (in Italia circa 3 miliardi) e prevedono di arrivare al 2020 spendendo la stessa cifra (o anche di ridurla sino a 7 miliardi, a seconda degli scenari) per poi iniziare a scendere ancora più rapidamente.
Il meccanismo incentivante tedesco si basa su una tariffa onnicomprensiva per cui la remunerazione complessiva del rinnovabile ad oggi (incentivi + valore energia) vale 12 miliardi di euro e, al 2020, varrà 20 miliardi. Oggi in Germania il fotovoltaico pesa in bolletta per circa 4 miliardi (poco più di 2 ciascuno l’eolico e la biomassa), in Italia 800 milioni. Al 2020, in Germania si prevede che il peso sarà più o meno sempre di 4 miliardi.
Oggi il costo per le rinnovabili sostenuto da una famiglia tedesca media è poco meno di 7 euro/mese (in Italia circa 2, di cui solo meno di un terzo per il fotovoltaico). Inoltre ogni forma di energia ha goduto di incentivi, compresa quella nucleare, per fortuna oggi morta e sepolta. Ma allora, perché le rinnovabili in Italia non decollano definitivamente? Forse perchè, come ebbe a dire un importante (e ignorante) dirigente del comparto elettrico italiano, “il solare non ha dignità industriale”? Come se Giappone e Germania fossero paesi di economia terzomondista e non tra le maggiori potenze economiche del pianeta. Sono gli stessi che volevano a tutti i costi il nucleare, sempre quelli. Direi di più: che interesse potrebbe avere l’industria energetica centralizzata a sviluppare tecnologie che porterebbero, alla fine, il cliente a sganciarsi sempre di più dalla rete di distribuzione e, dunque, dalle bollette? Perché chi ha sempre campato sull’accentramento dovrebbe improvvisamente favorire il decentramento energetico? O addirittura ridursi a comperare energia dal singolo cliente che diventa improvvisamente produttore autosufficiente? Vedi che la ragione vera, alla fine, si trova.

Mario Tozzi

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