Secondo lei

Quella casa nel bosco

un'immagine di una casa nel bosco

Ne hanno parlato per settimane, tutte e tutti. È stata forse la notizia italiana più commentata e approfondita e osservata da ogni possibile angolazione: una famiglia decide di andare a vivere in una casa nel bosco e di crescere lì i tre figli. Sembra una fiaba. Sembra un altro tempo. E invece il tempo è oggi, e oggi, in Italia, non puoi decidere che tre minori vengano sottratti in qualche modo alla comunità e che vengano allevati come giovani lupi. Ma non vorrei scrivere di questo, perché non ho un giudizio e non ho una risposta assoluta. Mi e vi pongo, però, una domanda: quante e quanti di noi, in un momento della vita, non hanno immaginato possibile vivere in una maniera diversa da quella “imposta”, ovvero quella fatta di burocrazia e scelte obbligate? Liberi e anarchici, creative e creativi. Io credo in moltissime e in moltissimi. Il desiderio di una vita (all’apparenza) più semplice, a contatto con gli elementi della natura, lontana dal turbocapitalismo e fatta di scelte ecosostenibili.

“Andai nei boschi”

Un signore di nome Henry David Thoreau – nato a Concord, nel Massachusetts, America, il 12 luglio del 1817 – un bel giorno decise di ritirarsi in una capanna nei boschi e di provare a vivere “con saggezza”. «Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai sVisualizza articolouoi termini più semplici».

L’esperimento durò due anni, due mesi e due giorni e ne nacque un libro che ebbe una grande fortuna e un fortissimo impatto sulla controcultura negli Stati Uniti. Viene tuttora letto, riletto, citato e ha certamente influenzato il pensiero ecologico contemporaneo. Ora, in molti luoghi della terra vediamo giovani uomini e donne che aspirano a questo genere di vita, magari in maniera meno estrema. C’è chi sceglie di vivere in camper, chi crede nel ripopolamento dei borghi disabitati, chi nella possibilità di scelte collettive basate su principi condivisi come possono esserlo l’ecologismo, il vegetarianismo, fino ad arrivare all’antispecismo. È un mondo variegato e affascinante di persone che hanno il desiderio di mutare la corsa all’autodistruzione del pianeta. Possiamo intenderli quasi come dei rivoluzionari, o almeno, a me appaiono così. Alcuni lo sono per davvero.

Abitare la casa nel bosco

Personalmente provo ammirazione per loro anche se ho da poco scoperto che, nella capanna in riva al lago, a Thoreau la mamma portava di tanto in tanto i panni puliti e delle provviste. Che significa questa notazione appena sarcastica? Che la “Disobbedienza civile”, altro celebre saggio di Thoreau nel quale l’autore sosteneva la liceità, in taluni casi, di non rispettare leggi ingiuste, si scontra inevitabilmente con un sistema interconnesso sul quale abbiamo fondato la democrazia. Siamo individui isolati o siamo animali sociali? Ci servono le scuole, le strade, gli ospedali.
Esiste una possibile via di mezzo tra queste due posizioni? Possiamo al tempo stesso abitare la casa nel bosco e non sottrarci al nostro “dovere sociale”? Sono domande, spunti di riflessione anche per questo nuovo anno che comincia, si vorrebbe sperare, con un po’ di saggezza in più da parte di chi regge i fili del Mondo.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: casa nel bosco

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