Secondo lei

Quando capiremo che solo sì è sì?

uomo e donna

Senza consenso è stupro. È una frase semplice, che esprime un’idea altrettanto semplice: se una donna o una ragazza o un ragazzo o un uomo dicono di “no”, oppure “smettila”, oppure “fermati”, e l’altra persona o le altre persone continuano e vanno dritte per la propria strada, allora si è di fronte a una violenza sessuale. Punto.

Se vivessimo in Spagna, in Svizzera, in Belgio o in molti altri Paesi, non ci sarebbe altro da aggiungere. Ma viviamo in Italia, e allora anche frasi e concetti semplici come questi hanno bisogno di essere spiegati e ripetuti e ribaditi, mille e mille volte, come se il #MeToo, da noi, non fosse mai arrivato oppure, peggio ancora, fosse arrivato ma fosse stato già cancellato, morto e sepolto, tanto chissenefrega del consenso all’interno della sessualità, no?

In Italia, non c’è scritto da nessuna parte che il sesso senza consenso è stupro. Cioè, in realtà c’è scritto nella Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Parlamento ormai nel lontano 2013, e che impegnava (e impegna) anche il nostro Paese a creare norme capaci di punire chiunque non rispetti il consenso di una persona, partendo dal presupposto che il consenso deve poter essere dato volontariamente e consapevolmente. Cosa ovviamente non facile, visto che il consenso nell’ambito sessuale non è esattamente come quello che si può dare a un atto medico, e non può banalmente essere tradotto in un modulo da firmare.

Quando si parla di sessualità si parla sempre di qualcosa che sfugge in parte al controllo: c’è il desiderio, che è sempre opaco; c’è la voglia e c’è l’emozione; talvolta, c’è persino l’incertezza, ed è bene che l’incertezza e l’opacità continuino a far parte delle relazioni affettive. Ci si a da a un’altra persona senza sapere esattamente come si comporterà, talvolta scambiando per amore un semplice capriccio. Ci si mette a nudo senza alcuna garanzia, sperando che l’altro non smetterà mai di vederci o ascoltarci. In ambito sessuale, non si tratta solo di dire “sì” o “no”, anzi, si tratta soprattutto di poter (e voler) acconsentire, senza fermarsi al comodo involucro di una parola pronunciata in un preciso istante, che talvolta si padroneggia ma che, altre volte, può anche esserci strappata – come quando un uomo violento dichiara che lei era d’accordo, e vai poi a provare che è un bugiardo! Ma quand’è che questo benedetto consenso sarà davvero preso sul serio? Quand’è che una donna potrà sentirsi protetta se dice “no”, anche se lo dice piano, anche se lo sussurra, anche se non urla e non usa le mani? Quand’è che avremo la possibilità, per le donne come per gli uomini, di scegliere veramente quando (e se) fare l’amore senza che qualcuno venga a forzare la mano, tanto che vuoi, dicono “no”, ma poi ci stanno, fanno le timide, se la tirano, basta insistere un po’, dai, che male c’è?
È da qui che dobbiamo ripartire, non c’è nulla da fare, altrimenti continueremo a scandalizzarci davanti all’uso della droga dello stupro o di fronte alla violenza manifesta, ma continueremo anche a lasciare sole tutte coloro che pure sono vittime e che oggi, però, non hanno nemmeno il diritto di rivendicarsi tali.

Tag: stupro, violenza di genere

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