L’incompetente

Purché siano Musk a casa loro

Umanoide seduto in sala d'attesa di fianco a una persona a simboleggiare la presenza delle intelligenze artificiali, anche quelle progettate dalle aziende di Musk

Io non ho nulla contro Elon Musk. Ho amici Musk. Basta che siano Musk a casa loro. Non possiedo una Tesla, ma non escludo che in futuro una Tesla possa possedere me. Spero non biblicamente. O almeno non subito. In generale, un’auto a guida autonoma l’ho già avuta: la mia prima Mini 90, A.D. 1987. Era talmente autonoma che si schiantò contro uno spartitraffico sui viali di circonvallazione, a Bologna. Addio semiasse. Addio autonomia.

Non ho amici che assumono ketamina, ma da ragazzo ne frequentavo che assumevano altri tipi di oppiacei. I più svariati. Chi assumeva marijuana, e ha continuato, oggi porta un nido di unicorni nel testone. E vive molto più felice del sottoscritto. Chi assumeva cocaina, oggi è rimasto coerente: fa l’imprenditore e assume i dipendenti a tempo indeterminato e intervalli sempre più ravvicinati. Con la differenza che li paga molto meno. Chi assumeva il crac, ha aggiunto una “k” ed è diventato banchiere.

Non uso Grok, l’intelligenza artificiale collegata a X, perché è facile che mi mandi a quel Paese. E quel Paese è il posto semideserto in cui Elon ha costruito il suo nido d’amore con sé stesso: si chiama Boca Chica, è di soli 37 metri quadri. Per essere così piccolo, dev’essere nell’unico posto al mondo in cui gli appartamenti costano più che in centro a Milano.
Non uso Wikigrok, l’enciclopedia di Musk, perché pare contenga diverse imprecisioni: il golfo del Messico si chiama “Golfo d’America”, la Groenlandia è americana, l’Ucraina è russa. Ma sta lavorando per correggerle: cambierà la geografia.

Non uso Starlink, il servizio satellitare di Musk, ma solo perché vuoi mettere con Coop Voce? Non ho mai pensato di battermi con Mark Zuckerberg, il padrone di Facebook, al Colosseo. Questo perché so che nessuno dei due avrebbe mai trovato parcheggio in zona. Se avesse deciso di andarci in metro, sarebbe ancora lì che aspetta. Se avesse pensato di prendere un taxi, sarebbe ancora lì che segue il percorso più breve da Fiumicino: quello che passa per Viterbo.
Non sposto elezioni, non faccio eleggere nessuno, non sono l’uomo più ricco del mondo, non rappresento uno Stato virtuale che potrebbe fare le fortune o la rovina degli altri Stati. Questo perché, alla fine, ho sempre avuto l’ambizione di essere quantomeno tollerato, se non amato, da quelli che mi conoscono. Non ambisco a colonizzare gli altri.

Per questo, mi limito a colonizzare me stesso, che è già un lavoro a tempo pieno. Con risultati alterni. A volte riesco persino a fallire in autonomia, senza bisogno di algoritmi predittivi o ambizioni afflittive.
Non compro razzi, non lancio satelliti. Al massimo lancio uno sguardo sconsolato al saldo del conto corrente. Che, proprio come Marte, è una landa inospitale, con una tenue atmosfera di sconforto e commissioni bancarie. Sempre sperando a un fiotto di ossigeno che lo migliori.
Non sogno di vivere su un altro pianeta. Già faccio fatica a convivere con questo, pieno di misantropi come me. L’idea di trasferirsi su Marte con altri esseri umani selezionati in base a quanto sono motivati, quindi dei perfetti mitomani, mi ricorda troppo un’assemblea di condominio, ma senza il vantaggio di poter scappare al bar sotto casa a lamentarmene.

Non credo nella singolarità tecnologica, credo nella singolarità del genere umano: quella per cui, anche con la macchina più intelligente del mondo, qualcuno riuscirà a usarla per stampare una mail e poi scannerizzarla. O per scrivere “AI” su una slide che parla di tutt’altro: chi vuoi che la legga, tanto.
Non temo l’intelligenza artificiale che ci supererà. Temo quella che ci imiterà perfettamente, compresi i refusi, le mezze verità, le sicurezze urlate e le clamorose marce indietro spiegate come svolte epocali. Senza mai chiedere scusa. In fondo, Elon Musk non mi disturba.
Mi inquieta, in parte, l’idea che il futuro dell’umanità possa dipendere dall’umore di qualcuno che twitta come un commentatore sotto un post di gattini, ma con qualche miliardo in più e qualche responsabilità in meno. Ma me lo rende persino famiglio.
Così, resto qui. Non salverò il mondo, non lo comprerò, non lo ribattezzerò. Ma almeno, nel mio minuscolo perimetro, cercherò di non aggiornarlo senza aver letto prima le condizioni. E soprattutto senza cliccare “accetto” sulla vita degli altri.
E tu, amica lettrice o amico lettore? Vorresti comprarti l’umanità o, come me, quattro soldi di felicità?

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: intelligenza artificiale, Elon Musk, AI

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