Secondo lei

Potere alla parola (non agli insulti)

Mai come in queste ultime settimane ho patito l’impotenza dei discorsi, dei tentativi di costruire ragionamenti attraverso le parole senza trovarsi in un vicolo cieco o schiantati contro un muro di insulti e polarizzazioni: o sei pro o sei contro. Questa rubrica si chiama “Le parole per dirlo”, ecco, in questo periodo ho avuto momenti di scoramento profondo che mi hanno fatto pensare che le parole per dirlo non esistano più. Per dire cosa, vi domanderete? Per confrontarsi, per esprimersi rispetto a temi che tutti ci riguardano: scelte politiche, affermazioni e/o proclami di chi è stato incaricato di prendersi cura di quello che mi piace ancora chiamare il bene comune, anche se adesso più che altro ci si appella alla volontà popolare e a me sembra che non siano affatto la stessa cosa.

In questi giorni ho la forte tentazione di dire sì a tutti, dare ragione a tutti quelli che la vogliono, smettere di discutere con chiunque perché tanto le sfumature non interessano a quasi nessuno e più che ammettere ignoranze e incertezze e fare fronte comune ai problemi cercando un lessico che sia una via di mezzo per provare a capirsi, si vuole averla sempre vinta a prescindere, e più offendi più ti senti nel giusto, così, per partito preso. Quindi, dal momento che ho la fortuna di conoscere l’ubicazione della tana del coniglio, dopo tutti quei “sì, hai ragione tu! Bravo, brava! Geniale! Fichissimo! È vero! Ma dài!”, la voglia è di buttarmici a capofitto e riemergere forse, chissà, fra tremila anni, oppure tremila anni fa, con una clava in mano.

Solo che, nel secondo caso, mi ritroverei nel bel mezzo di una migrazione davvero biblica e di un caos elettromagnetico assurdo. Nel primo, non saprei. Dunque, per ora, sto qui. E  cerco di superare la logica del pro/contro che ci divide e ci fa litigare con toni aberranti e incivili, perché vorrei poter ancora provare a parlare con tutti, anche con quelli che la pensano diversamente da me. Detto questo, fatico a sottovalutare i segnali che arrivano in questo momento storico, nel nostro paese: segnali repressivi, che danno l’idea di un tentativo di imporre un certo tipo di ordine e di sdoganamento di istinti abbastanza bestiali che spingano la massa in direzione della gabbia, la tattica di provare a tappare la bocca a ogni forma di dissenso attraverso il meccanismo del linciaggio mediatico. Queste cose mi inquietano e non poco. Le parole (dette bene, scelte con attenzione, “Con cura”, per citare Severino Cesari e il suo libro testamento uscito per Rizzoli subito dopo la sua morte) sono ancora uno strumento di riflessione e ricerca di soluzioni ai conflitti, oppure si stanno trasformando definitivamente in fiato cattivo? E dunque, mi chiedo, non avrà ragione il talentuoso giovane Signorino che ai triti discorsi e alle offese articolate oppone un mh ah ah ah molto punk e nichilista? Per questa volta, da offrivi ho solo domande.

Voi avete risposte?

Tag: , parola, parlare

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