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Piovono cause e multe contro TikTok & Co. per la salute dei giovani

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Gli algoritmi hanno imparato che i contenuti più coinvolgenti sono quelli più curiosi, estremi e violenti. Riempiendo la rete di pessimi esempi. Gli utenti dovrebbero esserne più consapevoli.

Due bambine californiane si sono lasciate coinvolgere in una sfida molto pericolosa che hanno visto su TikTok: l’intelligenza artificiale di quella piattaforma ha mostrato loro una gara a chi riusciva a strozzarsi fino a svenire e si sono lasciate convincere a provare. I genitori hanno fatto causa a TikTok perché purtroppo quella sfida è finita con la tragica morte delle bambine. Al Social Media Victims Law Center sostengono che le piattaforme come TikTok promuovono storie molto pericolose per i più piccoli, e gli avvocati del centro si trovano a dover seguire numerose cause simili.

Anche la nostra Antitrust, a marzo, ha multato per 10 milioni di euro TikTok, accusata di diffondere contenuti suscettibili di minacciare la sicurezza psicofisica degli utenti con la nuova sfida della “cicatrice francese”. Intanto, in diversi Stati americani si stanno preparando cause contro le piattaforme perché queste stanno mettendo a rischio la salute dei giovani. E persino la città di New York cerca di imporre alle piattaforme una maggiore collaborazione per la soluzione di questo genere di tragici problemi. Ma sta di fatto che più di tre miliardi di persone accettano che un’intelligenza artificiale decida per loro che cosa vedere online. E dopo diversi studi scientifici sui malesseri degli adolescenti che usano troppo i social media e le inchieste del New York Times sulla scarsa propensione del management di quelle aziende a prendere provvedimenti costruttivi, la critica dei social media digitali comincia a prendere corpo. Di fatto, le piattaforme hanno dato alle loro intelligenze artificiali la funzione-obiettivo di massimizzare la permanenza degli utenti sui loro servizi.
E gli algoritmi hanno imparato che i messaggi più coinvolgenti sono anche i più curiosi, estremi, violenti, pericolosi. Sicché la rete si è riempita di pessimi esempi.

La strategia normativa europea punta a rendere le piattaforme responsabili di quello che gli utenti trovano sui loro servizi. E l’AI Act, il regolamento sull’intelligenza artificiale che potrebbe essere approvato in aprile, aiuta a definire quali sono le applicazioni più pericolose di queste tecnologie. Ma è chiaro che più di tutto servirà una crescente consapevolezza degli utenti. Che i genitori lascino ai figli la facoltà di usare liberamente i social network è ormai chiaramente un errore madornale, simile a lasciarli per strada senza chi li accompagni e li aiuti ad attraversare. E tutti i cittadini devono essere informati delle citate modalità di funzionamento dei media digitali. Anche perché la diffusione di pessimi contenuti potrebbe essere ulteriormente alimentata dall’impatto delle nuove intelligenze artificiali generative, capaci di produrre testi, immagini e video estremamente realistici, ovviamente falsi, fortemente accattivanti: se qualcuno dovesse usare questi modelli per produrre industrialmente contenuti fatti in modo da essere promossi dagli algoritmi dei social network, si potrebbe verificare un ulteriore aumento dei contenuti violenti. A quel punto si può almeno sperare che la maggior parte dei lettori siano a loro volta semplici intelligenze artificiali.

Due piattaforme per le vittime TikTok di solito risponde che la gara a strozzarsi è sempre esistita e non è stata inventata per la piattaforma digitale. Ma gli accusatori dicono che TikTok la promuove in modo che raggiunga una popolarità che in precedenza non aveva mai avuto.
Il Social Media Victims Law Center si trova su: https://socialmediavictims. org/.
E il Telefono Azzurro si trova su: https://azzurro.it/

Tag: Antitrust, intelligenza artificiale, piattaforme, TikTok, , Telefono Azzurro,

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