Nel momento in cui scrivo questa rubrica è molto vivace la polemica sui cosiddetti fuorionda, ossia brani di conversazione carpiti nel “dietro le quinte” di un programma televisivo che possono imbarazzare chi ne è protagonista. In particolare, si discute molto sui riverberi politici e sociali di un’abitudine ormai invalsa da diversi anni, di cui sono latori principalmente programmi satirici di prima serata. È giornalismo? È satira? Una miscela delle due cose? Ritengo questo tema molto interessante.

FUORIONDA
I fuorionda? Ma chissenefrega dei fuorionda. Io volevo fare tutta una cosa sulla pesca, sulla bambina, su quel babbo/babbeo della pubblicità che manco per un supermercato di Kabul negli anni Cinquanta. Ma poi giustamente mi hanno detto che non si parla male della concorrenza e allora facciamo ‘sta cosa sui fuorionda.

IN ONDA
Penso che i fuorionda siano un problema potenzialmente molto rilevante e che il nostro presidente del Consiglio abbia fatto bene a tutelare la sua privacy.

FUORIONDA
Ma le hanno fatto un favore! Quel carciofo lampadato era meglio perderlo che trovarlo! Ha solo finto di dispiacersene: ora vive più felice, più radiosa. Poi, certo, ora purtroppo ha più tempo per lavorare e sta per trasformare Mattarella in un manichino impagliato. Però… E poi “il” presidente cosa? È una donna, porca zozza. Si dice LA presidente. È un participio presente! Ma dove siamo? A Kabul negli anni Cinquanta?

IN ONDA
Va inoltre rilevato come chiunque, davvero chiunque, abbia diritto a non diventare carne da cannone del circo mediatico. Vale per tutti, a prescindere dal ruolo, dunque anche per l’ormai ex compagno della presidente del Consiglio, che merita totale e sincera solidarietà. In fondo era un normale dipendente, sul luogo di lavoro, violato nella propria intimità.

FUORIONDA
Ma io dico: lo sanno anche i sassi che quando sei microfonato ti sentono tutti. E poi a Mediaset, dove ogni muro è un microfono di Striscia… Devi proprio essere rimbambito per farti beccare col sorcio in bocca. Cosa ti salta in mente di accettare una conduzione, che non sei nemmeno in grado di pettinarti il ciuffo da solo? Ti sei mai chiesto perché prima eri solo un redattore e poi all’improvviso diventi una stella della rete? Eh, esatto, proprio per quel motivo lì. Dove credi di essere? A Kabul negli anni Cinquanta?

IN ONDA
In conclusione, la vicenda dei fuorionda a uso politico è un problema per la tenuta della democrazia. Se passa il principio che, solo perché familiari di una personalità politica, si perde il diritto alla riservatezza, il passo successivo è una barbarie senza regole.

FUORIONDA
No, dico: le mani sul pacco? Il corteggiamento alle colleghe davanti a tutti, con riferimenti sessuali espliciti? Ma guarda che anche se ti vesti come Simon Le Bon, o come il cantante Olmo, gli anni Ottanta sono finiti persino a Mediaset. Mica stavi a Colpo Grosso. Come? Erano scherzi camerateschi? Eh, gli scherzi camerateschi te li fai al calcetto con gli amici tuoi. E curati quel raffreddore, ché stai sempre a tirare sul col naso. Poi vedi d’annattene. Dove? A Kabul negli anni Cinquanta.

IN ONDA
Se mi è consentita un’ultima considerazione, serve un colpo di reni culturale che riconsegni il dibattito politico e giornalistico a un clima di rispetto deontologico e del senso di opportunità.

FUORIONDA
Dunque la pesca proprio niente, eh?

Tag: fuorionda, satira

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