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Perché la scuola non educa all’alimentazione?

L’uomo ha dovuto pagare il dono di essere onnivoro, assoggettando le sue scelte alimentari alla casualità e all’empirismo prima di poterle sottoporre all’avallo scientifico dei nostri tempi. Questo sostiene, con buona pace di vegetariani e carnivori, uno studioso colto come Claude Fishler in un bel libro, intitolato appunto “L’Onnivoro”.
Nei Paesi più evoluti l’eterogeneità e la sovrabbondanza dell’offerta alimentare hanno finito, però, per travolgere il buonsenso e la sobrietà degli antenati. Inoltre, il gusto personale e l’attrazione per alcuni cibi o il rifiuto di altri non sono una guida idonea per decidere cosa e quanto mangiare senza danneggiare la macchina metabolica.
Gli errori nutrizionali più gravi si pagano subito, in contanti, con una tossinfezione o con un avvelenamento. Invece, le malattie cronico-degenerative, che minacciano sia la longevità, sia la qualità degli anni guadagnati rispetto ai progenitori, sono anche un fatto di manutenzione e di “tagliandi” da rispettare secondo le indicazioni della medicina preventiva.
Senza una corretta informazione, da acquisire in età scolare (non è necessario approfondire i dettagli della fisiopatologia nutrizionale) è impossibile sfuggire all’assillante plagio pubblicitario di qualsiasi venditore che, salvo gli obblighi di legge, perseguirà comunque il suo guadagno prima che il benessere dei consumatori.
La mistificazione alimentare è una realtà presente in tutti i Paesi, malgrado l’impegno dei controllori, i limiti non valicabili dell’etichettatura e l’accresciuta dignità dei grandi marchi o delle cooperative sempre più responsabilizzate  nell’autocontrollo. Perciò, sorprende che la scuola non riesca a svolgere, se non con iniziative spontanee e sporadiche, quella preparazione civica al corretto modello alimentare che tanto può interferire sulla salute dei cittadini.
Non è un caso che i disturbi del comportamento alimentare stiano aumentando tra i giovani portati dalla disinformazione a seguire diete irrazionali o a ingurgitare “integratori” come viatico al doping. Purtroppo, le vittime di questa irrazionale credulità abbondano anche tra coloro che intuiscono il ruolo prioritario dell’alimentazione ma senza aver acquisito le più semplici armi culturali per diffidare di fonti inattendibili che, all’insegna del business, propongono ogni genere di sciocchezze dietetiche.
Basta pensare a quanto riportato di recente sullo scimmiottamento di attori o di altre meteore, ritenute opinion leader, che seguono diete senza glutine, indispensabili per i celiaci ma ingiustificate per chi deve solo dimagrire.
I bambini celiaci sono più magri dei coetanei per una documentata intolleranza al glutine ma è pur vero che diversi miliardi di persone tollerano questo componente di alcuni cereali assumendolo ogni giorno tra pane, pasta e pizze di ogni genere!

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