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Per dimagrire senza deperire, fate tanto movimento

L’equilibrio nutrizionale si è riconfermato, nella sintesi scientifica dell’Expo 2015, la premessa basilare della medicina preventiva. Nessuna branca specialistica, può disinteressarsi ormai di cosa e di quanto mangi l’uomo. Le abitudini alimentari sono l’antefatto e il complemento di uno stile di vita corretto, cioè del passaporto per una longevità efficiente, purché non si trascuri l’aspetto gratificante del “benessere alimentare” nelle sfaccettature di soddisfazione gustativa e perfino di rito alimentare, tra famiglia e socializzazione.

Mentre la dietoterapia e la nutrizione clinica hanno regole ineludibili che non consentono patteggiamenti, la prevenzione dietetica non deve cancellare il piacere della buona tavola ma limitarsi al ruolo di un’onesta informazione tra la miriade di proposte gastronomiche e di pregiudizi pseudo-salutistici, spesso privi di adeguati riscontri scientifici.

Tra le colpe della moderna comunicazione includerei il tam tam pubblicitario che vorrebbe trasformarci in acquiescenti seguaci della “medicalizzazione” del cibo, anche quando basterebbe recuperare la formula vincente della sobrietà delle porzioni e di un quotidiano recupero di quell’attività fisica che ancor più dei singoli cibi ha caratterizzato la vita degli avi mediterranei.

Il ritmo di vita delle grandi città, ci ha sollevato dalla fatica muscolare che la vita primordiale aveva collocato al centro di raffinati adattamenti ormonali ed equilibri fisio-patologici. Alla sedentarietà, ancor prima che all’esagerata offerta alimentare, dobbiamo la dilagante pandemia di obesità e diabete tipo 2 (cioè il cosiddetto diabete senile, ormai frequente anche nei giovani adulti obesi).

Un lavoratore manuale o un professionista sportivo possono spendere più di 2.500-3.000 calorie al giorno (i ciclisti, superano le 5.000 nelle estenuanti tappe di montagna) ma i loro coetanei, relegati dietro un computer e inoltre costretti a utilizzare anche per brevi trasferimenti, soltanto mezzi a motore invece delle proprie gambe, consumano non più di 1500-1800 kcal. Ecco perché ingrassiamo! Non si tratta  di colpevolizzare più del giusto i carboidrati troppo raffinati, i grassi e le proteine animali che nel vorticoso focolare dell’attività fisica erano un ottimo combustibile e non un temibile sovraccarico metabolico.

Perciò, all’inizio dell’anno, quando si rinnegano le abbuffate e si progetta un serio dimagrimento, ricordiamoci che le diete non accompagnate da un contemporaneo recupero dell’attività fisica rischiano di farci perdere più muscolo che grasso. Non proponiamoci traguardi troppo rapidi o irreali, aggravando quella perdita muscolare (sarcopenia) che marca la sedentarietà e anticipa la senilità. Tutto e subito resta una pretesa infantile per chi voglia dimagrire ma non deperire.

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