Avete mai notato quanto la maternità sia spesso usata come una dote, un esame universale passato a pieni voti? Quante volte mi sono sentita investita dalla frase “non puoi capire – una qualunque cosa vi passi per la mente – se non hai figli”. 

Partiamo dal dire che non ho scelto di non fare figli ma, sicuramente, ho scelto di non farli da sola. Li volevo, ho sempre pensato che avrei avuto una famiglia numerosa ma, man mano che passavano gli anni e non riuscivo a costruire un rapporto sano e importante con un partner, ho abbandonato l’idea. Non posso dire che non mi sia pesato, ma mi sono presto accorta che non ne sarei morta di dolore.

Pensavo ad almeno 5 figli: sai che meraviglia fare colazione la mattina tutti insieme, la cena a raccontarsi la giornata, il Natale con tutti i pacchi sotto l’albero e poi ognuno a dare una mano a casa, i più grandi a prendersi cura dei più piccoli, una casa grande e calda, il camino e un Golden Retriever bello come il sole. Modestamente, la famiglia del Mulino Bianco e la famiglia Cuore “me spicciano casa”.

Però ammetto che è vero, non posso capire la stanchezza di un genitore che torna a casa dopo il lavoro e non è libero di schiantarsi sul divano fingendosi morto. È vero, non posso capire cosa significhi stare in apprensione quando i figli si ammalano o non rientrano in orario, quando non vanno bene a scuola o frequentano brutte compagnie, quando si fidanzano con chi non sia stato scelto da una commissione speciale di filosofi, economisti e portatori sani di galateo. Si, decisamente non posso (e forse manco voglio) capire.

Ci sono comunque dei misteri  insondabili: a quanto pare dire “SONO UNA MADRE” è una sorta di certificazione di sensibilità, umanità, empatia e profondo senso civico… L’esempio più recente ce lo dà la premier Giorgia Meloni, in relazione al drammatico naufragio di migranti a Cutro. Come si può dubitare che non sia stato fatto tutto il possibile per evitare quella tragedia… lei è MADRE! 

Peccato che la storia di tutti i tempi, riporti – anche – una narrazione  di madri insensibili, matrigne, madri assassine. Forse perché le madri, prima di tutto, sono persone come tante altre? No, la maternità non è sinonimo di santità. Ma se poi si usasse questo tipo di valutazione in tutti i campi, ad esempio: “Capirai di pizza solo quando diventerai pizzaiolo”, “Cosa ne vuoi capire tu di vino visto che bevi ma non sei un sommelier!”, o ancora “Ma cosa ne vuoi sapere tu, che non sei giovane, dei miei problemi?”. 

Ecco… in quel caso è facile rispondere: ma io sono stata giovane. E sono stata figlia e ho detto le stesse cose a mia madre che, in svariate circostanze, rispondeva direttamente con le mani sventolanti sulla mia faccia. Insomma, il mondo è pieno di persone che non possono capire altre persone ma forse è proprio questo il bello, avere una percezione diversa sulle cose. Ogni mamma è una mamma a sé esattamente come ogni figlia/o. Non esistono competenze più importanti di altre ma solo diverse. Così come i dolori, così come le gioie. Ed è questo diverso sentire che ci rende unici, per fortuna.

Tag: figli, maternità

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