Il 26 luglio, sul sito della BBC, compare l’articolo dal titolo “Pizza, pasta, patate e proteine, come i bambini italiani sono diventati così in sovrappeso”. Descrive un problema reale: i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità documentano come in Italia il sovrappeso, in età pediatrica, abbia una delle prevalenze maggiori in Europa. Vi sono regioni, come la Campania, dove la situazione è allarmante: il 40% dei bambini tra i 9 e i 10 anni risulta essere in sovrappeso.
C’è pasta e pasta
Tuttavia, il titolo dell’articolo è in parte scorretto: colpevolizzare la pasta è un errore, una sorta di stigma culturale “mainstream” dice che la pasta ingrassa. Se vogliamo cercare di capire l’effetto di singoli gruppi di alimenti sul peso corporeo, lo studio scientifico più quotato in letteratura è stato pubblicato dai ricercatori di Harvard nel 2011 sul New England Journal of Medicine, analizzando i dati di circa 120 mila persone seguite per 18 anni. In questo studio, tra i vari gruppi di alimenti non troviamo la pasta di per sé: essa viene inclusa nei gruppi nominati “cereali raffinati”, oppure “cereali integrali”. Tuttavia, il gruppo “cereali” contiene una pluralità di alimenti, che includono pane, pizza, dolci (ad es. torte, biscotti, pancake), cereali per la colazione e altro. Un gruppo molto eterogeneo per composizione nutrizionale e per tipologia di carboidrati. Questo si riflette anche sulla diversa risposta glicemica, ovvero la caratteristica di dare picchi glicemici dopo l’assunzione.
I primi piatti italiani
Se ci limitassimo a osservare i dati di questo studio, il consumo di cereali raffinati risulterebbe correlato a un aumento di peso, mentre quello dei cereali integrali a una riduzione. Il motivo per cui la pasta, e in generale i primi piatti, sono inclusi in questo gruppo eterogeneo in studi svolti da gruppi di ricerca anglosassoni, è più o meno il medesimo per il quale difficilmente un italiano ordina una pasta o un primo piatto in un ristorante negli USA. Siamo una delle poche nazioni dove le ricette dei primi piatti sono curate e appetibili; lo diamo per scontato ma, se capita una vacanza all’estero, ci accorgiamo della differenza. Considerata questa particolarità, per indagare il nostro contesto è utile restringere la ricerca a studi svolti in Italia; lo studio INHES (Italian Nutrition & Health Survey) ha coinvolto più di 23 mila persone e il risultato è interessante: il consumo di pasta è associato a minore probabilità di essere in sovrappeso.
Pasta e obesità
L’articolo è stato ripreso da un approfondimento sul Time che, già dal titolo, cerca di mettere in discussione una convinzione diffusa: “Mangiare pasta non causa obesità, i risultati di uno studio italiano”. A questo si aggiungono 2 metanalisi, svolte su 32 e su 38 studi scientifici, in cui si conclude che il consumo di pasta non solo non è associato a un aumento di peso, ma può essere inversamente associato al sovrappeso e all’aumento di grasso addominale, in particolare nel contesto di un’alimentazione bilanciata. I motivi possono essere differenti: ad esempio, l’indice glicemico basso o medio-basso della pasta la distingue nettamente dalle risposte glicemiche più elevate di riso, pane e, in generale, prodotti da forno. Questo non significa che più pasta si consuma meglio è, ma che, nel contesto di una dieta mediterranea, il consumo di pasta ha un effetto favorevole sul controllo del peso.
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