Le generazioni del secondo dopoguerra si sono formate l’idea di autunno italiano con i versi carducciani di San Martino “La nebbia agli irti colli / piovigginando sale, / E sotto il maestrale / urla e biancheggia il mar”. Oppure con quelli di Cardarelli che nel 1931 in Maremma lo dipingeva così: “Autunno. Già lo sentimmo venire / nel vento d’agosto, / nelle piogge di settembre / torrenziali e piangenti/ e un brivido percorse la terra / che ora, nuda e triste, / accoglie un sole smarrito”. Ebbene, quell’autunno letterario ma aderente alle osservazioni dei poeti del tempo, dal punto di vista meteorologico è oggi profondamente mutato. Si può dire che si sia nettamente riscaldato e ritardato di un mese: settembre è pienamente estivo, ottobre è cambiato: quando iniziava la scuola e si indossava il cappotto, è ora nella sua prima parte un mese dai toni tardo-estivi, spesso con temperatura a 30 gradi e vegetazione ancora verdeggiante; novembre, che già a Ognissanti offriva le prime brinate, se non la neve, tra le visite ai cimiteri avvolte nelle nebbie e i cachi arancioni appesi a rami ormai spogli, si può dire l’unico mese del trimestre a conservare gli antichi tratti autunnali solo nei suoi ultimi giorni.
Ottobre è cambiato, la conferma dai dati
Chiediamo conferma ai dati meteorologici. A Torino, dove abbiamo una lunga serie di misure dal 1753, notiamo che gli ultimi dieci anni (2015-24) mostrano una temperatura media del trimestre autunnale di 2,4 gradi più calda rispetto al 1901-30. Il 2023 fu l’autunno più caldo da oltre due secoli e nei giorni 8-9 ottobre su tutta Italia si batterono numerosissimi record con termometri a 30-33 gradi, da Milano a Parma, da Roma a Cagliari, e valori da 11 a 14 gradi al di sopra della media del periodo. Sulle Alpi si misero a rifiorire i rododendri! Niente a che vedere con autunni gelidi di tempi lontani, come quello del 1835. Anche la serie di dati nazionali del CNR-ISAC conferma che l’autunno italiano dell’ultimo decennio è di 2,7 gradi più caldo rispetto a inizio Novecento. Dal 1961 a oggi, a Piacenza la data del primo gelo della stagione si è spostata in avanti di una decina di giorni, dalla fine di ottobre fin quasi alla metà di novembre, ma dopo il 2008 bisogna aspettare sempre dopo il 21 novembre per trovare una gelata. Al nord Italia l’ottobre 1974 fu il più freddo dal secondo dopoguerra e il 27 ottobre 1979 una nevicata di 5 centimetri imbiancò Torino stroncando i rami delle sue alberate ancora in foglia, la nevicata più precoce di sempre, oggi impensabile. Nell’ultimo mezzo secolo la prima nevicata alpina sopra i 1.500 metri ha ritardato di un paio di settimane.
Se quarant’anni fa ci si stupiva di un autunno tiepido e soleggiato, oggi ci si stupisce quando il freddo arriva un po’ più presto del solito, com’è accaduto in questo inizio d’ottobre, fatto ormai raro in un pianeta che si sta ovunque riscaldando. Le vendemmie per il gran caldo estivo anticipano talora già a fine agosto: potrebbe ancora Carducci poetare per l’11 novembre “ma per le vie del borgo / dal ribollir de’ tini / va l’aspro odor de i vini / l’anime a rallegrar”? Era l’autunno del 1883, tre gradi più freddo di quelli attuali.
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