Secondo lei

Neurodivergenti, quando il limite è prezioso

Illustrazione del profilo di una donna neurodivergente, con la testa formata da pezzi di puzzle colorati a incastro su sfondo blu.

Young adults, fantasy e fantascienza, tra tutti i generi letterari, sono quelli in cui negli ultimi anni sono apparsi più spesso personaggi “neurodivergenti”.

Anche le serie televisive, da qualche anno a questa parte, hanno cominciato a raccontare storie neces­sarie di bambine e bambini, ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita sociale al di fuori delle mura di casa con neurodiversità che un tempo li avrebbero condannati a una vita da “strambi” e oggi invece (almeno sino ad ora) sono riconosciute, sostenute e compensate. Penso alla serie “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo”, dove il protagonista è un dodicenne bullizzato a scuola, un semidio dislessico con un cervello che scopre però funzionare be­nissimo per il greco antico, e una diagnosi di ADHD utilissima in battaglia; penso ai roman­zi ambientati nel Cosmoverso di Brandon Sanderson; a “Sei di corvi”, di Leigh Bardugo, in cui il personaggio Wylan Van Eck è un prodigio della chimica che non ha mai imparato a leggere e, per questo, il padre si vergogna di lui.

Dai “neurodivergenti”, attenzione ai dettagli e cratività

Penso alla serie tv statunitense, ironica e toccante “Atypical”, quattro stagioni ter­minate nel 2021, dove Sam, un ragazzo con la sindrome di Asperger, a 18 anni decide che è arrivato il tempo di avere una fidanzata e di affrancarsi in qualche modo dalla famiglia rendendosi sempre più autonomo. Un’altra serie polacca, intitolata “Le mamme dei pinguini”, racconta le vicende di un gruppetto di bambinə atipicə (e dei loro genitori) che per un caso o per l’altro finiscono in una scuola dove la maggioranza degli allievi sono peculiari: chi rientra nello spettro autistico, chi è disabile, chi ha la sindrome di Down, chi ha ADHD- Iperattività, chi disprassia o altro.

L’elenco di queste opere sarebbe molto lungo. Se usciamo dalla letteratura e dalla fiction e andiamo nel campo medico scopriamo però, con stupore, che c’è tutto un ramo di sperimentazione sull’intelligenza artificiale che indaga le possibilità che l’AI può of­frire alla medicina, sia per quanto riguarda le diagnosi precoci e i trattamenti per persone neurodivergenti, che per l’impiego di queste menti particolari: un limite può diventare un valore aggiunto, prezioso, in termini di attenzione a dettagli e creatività. Studi eccezio­nali che spalancano possibilità enormi. E già la tendenza di tante aziende statunitensi ci dice che molte assunzioni nei prossimi anni avverranno in quest’ottica, soprattutto per la machine learning, l’analisi dati e il problem solving. Tutto questo mentre in Argentina ha fatto discutere un decreto di metà gennaio approvato dal governo del presidente Javier Milei, nel quale veniva riformata l’Agenzia nazionale per la Disabilità e ripristinati definizioni quali “ritardo mentale”, “idiota”, “imbecille”: un lessico che ormai riteniamo inaccettabile e offensivo e che mai avremmo pensato – a parte gli scherzi un po’ pesanti – potesse tornare a essere ammesso in sedi “istituzionali”.

Alzare la voce per difendere i nostri valori

D’altra parte, anche il presidente americano Donald Trump non si è risparmiato sull’argomento, e ha tagliato i fondi con una circolare che dice: “L’uso di risorse federali per promuovere l’equità marxista, il transgenderismo e le politiche di ingegneria sociale è uno spreco di denaro”. Stiamo assistendo a un improvviso crollo valoriale e di senso rispetto a battaglie culturali e politiche combattute fino all’altro ieri. Comunque, il presidente argentino, grazie alle proteste di varie associazioni per i diritti umani che rappresentano le persone disabili, ha chiesto scusa e dichiarato che il decreto verrà modificato. Alzare la voce a qualcosa forse serve ancora, e di fronte allo smantellamento di molte conqui­ste sociali forse è meglio provarci piuttosto che no, subito.

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

 

Tag: intelligenza artificiale, fantascienza, neurodiversità, ADHD

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