L’incompetente

Negazionismo? Ma smettete di fare i gretini…

immagine di un meteorite che sta per colpire la terra, metafora del cambiamento climatico contro cui si scaglia il negazionismo

Winston Churchill diceva che la democra­zia è il peggiore dei sistemi, a parte tutti gli altri. Ma solo perché non aveva conosciuto i social network. Si fosse ritrovato per non più di dodici ore tra i terrapiattisti, avrebbe scien­temente optato per una dittatura illuminata. La sua. Sbagliando. Perché alla fine, come nei romanzi di Orwell, finisce sempre che comanda chi possiede il faro più grosso. Non quello che fa la luce migliore.

Cop o Coop?

L’estate che abbiamo appena vissuto è stata la più calda di sempre, almeno da quando abbiamo imparato a combinare il mercurio e i contenito­ri di vetro. Secondo alcuni, è solo perché nel paleocene non c’erano i termometri. Secondo altri, d’estate ha sempre fatto caldo e coltivare gli avocado a Gioia Tauro è una benedizione per l’economia e le insalate di mare. Il guaio è che, come su tutto, persino il clima è diventato argomento da stadio. Ringrazio Consumatori per l’occasione di trattare il tema, nonostante il conflit­to d’interessi. E non perché le inutili riunioni sul surriscaldamen­to globale si chiamino Cop (manca una “o”) ma perché l’editore di questo periodico possiede tutto ciò che serve, secondo una qualsiasi edizione di “Studio Aperto”, quindi secondo chi ci governa, per bypassare il proble­ma: i supermercati con l’aria condizionata in cui rifugiarsi quando il sole picchia troppo e, soprat­tutto, tanta acqua da bere e frutta e verdura da mangiare. Anche in confezione 3×2 e a chilometro zero.

Ma siamo in un film?

Ricorda, il periodo che stiamo vivendo, un film di qualche anno fa. Riuscito solo in parte, poiché incapace di trovare una crasi tra grottesco e drammatico. E no, non parlo del Conte 1. “Don’t look up” raccontava di un meteorite in avvicina­mento che veniva contrastato invitando, appun­to, a non guardare verso l’alto. Un po’ come quelli che “il clima è sempre cambiato”. Che è vero. Ma non in dodici minuti netti a partire dal primo eccesso di CO₂.
Tra i negazionisti che se ne fottono dei nostri figli – un po’ come noi che gli abbiamo rubato, in quel caso senza dolo, futuro e pensioni -, i miei preferiti sono quelli delle faccette che ridono. Qualcuno condivide sui social una notizia sulla Spagna in fiamme? Faccetta che ride. Quaranta gradi al Polo Nord, un orso viaggia aggrappato a un iceberg alla deriva? Faccetta che ride. Pubblici­tà di un’auto elettrica? Faccetta che ride.

Più caldo che in Burkina Faso

Spesso, poi, argomentano. Sulla Spagna, hanno un cugino in loco che se la passa benone e griglia il jamón sulle tegole della villetta. Se al centro della Sardegna c’è più caldo che in Burkina Faso, invita a non rompere le balle ché al Billionaire sono disponibili tinozze di mojito: l’economia gira. Ma è sull’auto elettrica che perde ogni senso dell’umorismo: come si fa a rinunciare ai pistoni? Che ne è della libertà senza un tubo di scappa­mento? Seguono post – seri – sul fatto che poi toccherebbe viaggiare con una prolunga di chi­lometri. E comunque prendono fuoco da ferme. E comunque ridammi indietro la mia 600 e una ragazza che tu sai. Perché io ormai, senza Viagra, non mi accendo quasi più.

Il negazionismo? Negare l’evidenza!

Credo che negare l’evidenza, in fondo, sia pro­prio questo. Riandare col pensiero a un passato fresco e felice, mai esistito, nel quale potevamo sgasare entusiasti senza timore di far staccare un pezzo di pack. Credo che negare sia un po’ (non) morire. La terra è piatta, il caldo non c’è, qualun­que accidente è colpa di chi viene da fuori, sarà colpa degli africani. Prima invece…
Prima eravamo solo più giovani, meno cinici, più speranzosi. La scienza ci rassicurava. Stu­diare, imparare, ci serviva a progredire. Finché non abbiamo imparato a rifugiarci in quella che crediamo essere conservazione, e invece è un bunker per non pensare. O, di recente, per far pensare al nostro posto l’AI. Per far funzionare la quale, a ogni istante consumiamo l’equivalente delle luci di Las Vegas in un anno. Presto però avremo finalmente il tabacco a Biella: lo coltive­remo personalmente. E delegheremo ad altri per­sino le nostre sciocchezze negazioniste, sempre credendo di preservare la nostra individualità. «Il mare a Bolzano? C’è sempre stato. Smettetela di fare i gretini e… don’t look up».

Puoi leggere questo articolo anche sull’edizione online di Consumatori o ritirare gratuitamente la copia cartacea della rivista in un negozio Coop

Tag: negazionismo climatico, disinformazione, , Clima

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