Con l’invecchiamento l’incidenza della demenza raddoppia ogni 5 anni e l’Alzheimer è la principale causa di demenza: essendo responsabile del 60-70% dei casi, è una priorità globale in termini di sanità pubblica. Vi sono fattori di rischio non modificabili, quali ad esempio la familiarità, l’invecchiamento ed i traumi alla testa, tuttavia il gruppo di esperti sui temi della prevenzione, cura e assistenza alla demenza istituita da Lancet ha osservato come il 35% circa delle demenze siano prevenibili attraverso modifiche dello stile di vita.

Da un punto di vista nutrizionale una delle proposte più studiate viene chiamata dieta “Mind”, ed è una dieta ibrida tra la dieta Mediterranea e la dieta Dash; difficile riassumere brevemente tutti i cardini, ma ci proverò. La dieta Mind enfatizza il ruolo di alimenti di origine vegetale quali cereali integrali e legumi, limita gli alimenti di origine animale (in particolare quelli ricchi di grassi saturi), suggerisce il consumo di pesce almeno una volta a settimana, enfatizza il ruolo protettivo di verdura (in particolare in foglia) e frutta (in particolare di frutti di bosco e frutta secca), consente un discreto consumo di latte e yogurt, è più restrittiva delle linee guida in merito al consumo di sale. Quest’ultimo viene limitato a 1,5 grammi al giorno, compreso il sale presente negli alimenti quali pane, cracker o grissini, formaggi, tonno in scatola, salumi, olive ed una notevole quantità di altri alimenti comunemente consumati. Questo per ricordare che anche chi aggiunge poco sale potrebbe consumarne troppo, in quanto è già contenuto in molti alimenti.

Nel 2015 è stato pubblicato lo studio svolto su 923 partecipanti, di età compresa tra i 58 ed i 98 anni seguiti per 5 anni con la dieta Mind; si è riscontrata una riduzione dell’incidenza del morbo di Alzheimer del 35% anche per livelli di aderenza “modesti” a tale dieta. Il fatto che anche con certa flessibilità di applicazione vi siano buoni risultati è a mio avviso rilevante: le modifiche dello stile di vita devono sempre essere flessibili affinché possano essere realisticamente mantenute per anni. È più rilevante fare quello che riusciamo a lungo nel tempo, piuttosto che impegnarsi in modo rigido solo per qualche mese; questo è ancora più importante nelle malattie cronico-degenerative che frequentemente ci mettono anni a manifestarsi.

Il rapporto con il consumo di bevande alcoliche è più complesso; infatti, un consumo moderato è risultato essere protettivo, in linea con i dati sul ruolo preventivo della dieta mediterranea che include il consumo moderato di vino. D’altra parte, il consumo di bevande alcoliche in eccesso triplica la probabilità di ammalarsi di demenza, incluso il morbo di Alzheimer, ed abbiamo visto nel precedente contributo su questa testata quanto possa essere facile eccedere nel consumo rispetto alle raccomandazioni. Dunque, la moderazione assume un significato particolarmente stretto e rilevante in questo contesto: l’indulgenza può deteriorare qualcosa a cui tutti noi teniamo molto.

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