Il miele è stato per migliaia di anni l’unico dolcificante disponibile: solo dopo il 1800 è iniziata la produzione industriale di zucchero. Poichè l’apprezzamento per il gusto dolce è innato nell’essere umano, possiamo immaginare che prima della rivoluzione industriale il suo rilievo nella nostra alimentazione fosse maggiore rispetto ad oggi.

Il sapore dolce indica la presenza di zuccheri, in particolare di fruttosio e glucosio in proporzione variabile, e secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dovremmo contenere l’assunzione di zuccheri liberi (detti anche aggiunti) al 10% dell’assunzione totale di energia. Anche il miele è considerato tra gli “zuccheri liberi”, al contrario degli zuccheri naturalmente contenuti nella frutta, latte e suoi derivati, mentre gli zuccheri contenuti nei succhi di frutta, anche 100% frutta, sono considerati “aggiunti”. Questa definizione OMS è una delle poche a cercare di fare chiarezza in un mondo complesso, quello degli zuccheri “liberi” o “aggiunti”, che altrimenti lascia il consumatore privo di un orientamento pratico. Gli zuccheri aggiunti sono un “sorvegliato speciale “ in quanto, aumentando densità energetica e piacevolezza di alimenti e bevande, possono contribuire all’eccessiva assunzione di energia alla base di sovrappeso ed obesità. Tuttavia la produzione mondiale di miele è oggi minore dell’1% rispetto alla produzione di zucchero; questo significa che il suo possibile contributo all’epidemia di obesità rimane marginale. Inoltre l’indice glicemico del miele, ovvero la sua capacità di alzare la glicemia dopo il consumo, è minore rispetto allo zucchero, soprattutto per le tipologie ad elevato tenore di fruttosio rispetto al glucosio come, ad esempio, acacia, agrumi, timo, castagno e melata di abete.

Fin dall’antichità il miele è stato considerato un alimento utile alla salute dell’uomo, con testimonianze risalenti al 2000 a.C. riportate su tavole sumere, oppure in diversi passaggi della Sacra Bibbia; tuttavia solo di recente sono state possibili analisi sufficientemente sofisticate da capirne il perchè. Un gruppo di composti interessanti che oggi sappiamo essere contenuti in quantità apprezzabili nel miele sono i polifenoli, presenti prevalentemente sotto forma di flavonoidi, nutrienti con azioni antiossidanti di cui nel miele sono presenti decine di tipologie differenti. Peraltro la loro quantità aumenta nel miele prodotto durante la stagione secca ed in climi caldi, il che rende il prodotto italiano ulteriormente interessante. I polifenoli non solo svolgono un’azione antiossidante, ma vengono utilizzati dal nostro microbiota (flora batterica intestinale) come nutrimento, ovvero hanno una azione pre-biotica. Queste proprietà di rilievo possono spiegare il motivo per cui storicamente, ed anche nella recente letteratura scientifica, si trovano associazioni positive tra il consumo di miele e la nostra salute. Il suggerimento finale non è quello di aggiungere miele alla nostra dieta, ma di sostituire, dove possibile ed accettabile, lo zucchero con il miele.

Tag: miele, zuccheri, polifenoli, flavonoidi

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